A CHE SERVE LA COPPIA

Liquirizia fragola biscotto. Stecco bolso ciccio. Pepe curry zuccone. Quarant1 quaranta2 quaranta3. Piccio mediano poppante.

Non bastavano PIK POP e PUK, a rendere dura la vita dei tappi: ora altri raccapriccianti nomignoli mi sono venuti in mente, e con quelli li perseguito come mi gira.
A un certo punto, diventati grandi, vorranno vendicarsi e per
salvar la ghirba dovrò mentire dicendo loro che li ha inventati tutti Darrin. Mors tua vita mea, chéri.

L’INTERPRETAZIONE DEI GORGHEGGI

La prima parola pronunziata da PIK, preludio di un amore folle che trascende l’affinità di genere e sfocia piuttosto in discutibili passioni comuni, fu ‘papà’.

POP, invece, predilesse fin da subito verbalizzazioni dall’utilità pratica: il primo vocabolo della lingua italiana che scelse di articolare fu ‘cracker’, verso l’ora di pranzo.

Il terzogenito PUK, fino a ieri, sembrava il peggiore di tutti avendo sibilato, a otto mesi, un perentorio e dittatoriale ‘basta’ di fronte al pappone di mais e tapioca che tentavo di rifilargli.
Eppure stamane, con sole cinque lettere, si è riscattato schizzando subito in cima alle mie personali, severissime classifiche figliesche.
Ha detto ‘mamma’, giuro! SNIFF.

QUATTRO SGARRUPATI E CIAO

“scusa ma come fai per la casa?”
basta non pulire! lo farà Darrin quando arriva nel week end.
“e per la cena, cosa cucini?”
boh?! trovo sempre qualcosa da scongelare.
“chissà com’è difficile organizzare la giornata, con tre …”
e infatti è meglio non organizzare niente, come viene viene e ciao.

Certe volte, in spiaggia, le signore ti guardano strano solo perché si vede lontano un miglio che sti figli li gestisci in modo un po’ raffazzonato. Il grande si ingozza di acciughe fritte, il secondo di gelati e il terzo, a otto mesi, di trofie al pesto e ravioli al sugo, al bar coi tavolini in plastica e le sedie tutte sbilenche. Alla fine del pasto si lavano tutti e tre in mare, dormono a scacchiera accasciati sotto l’ulivo della baia e di mattina compaiono in spiaggia esattamente come se ne sono andati via la sera prima. Il che fa sorgere il plausibile sospetto che non si siano fatti neanche  la doccia, a casa.

Alla fine di quest’ultima appendice di vacanza al mare soli con me i tappi saranno irrecuperabilmente dei selvaggi, Darrin, fattene una ragione. Del resto, al momento, sono sciatta spappolata scomposta anch’io, proprio come loro. Torneremo normali? …….. forse no. Si sta bene così, arruffatissimi e un po fuori dai quadranti.

ULISSE, SUO MALGRADO

“Ma qui sul gozzo, PUK non potremmo legarlo?”

“EH?!”

“Così non rischiamo che si butti in mare”

Se vedete passare un guscio di noce a motore con un poppante immobilizzato a prua, su un trespolo o direttamente legato all’albero maestro tipo Ulisse, salutatelo: con ogni probabilità è il terzogenito di casa Stevens e ha bisogno di conforto.

tinos3 

MA QUANDO FINISCONO?

Il rientro in suolo italico ha prodotto sui vari membri della famiglia Stevens effetti di indiscutibile bizzarria scientifica:

- PIK, il maggiore dei figli, sublima la nostalgia del suo amico Tommaso con cui ha diviso avventure ed emozioni della vacanza greca con spietatissime “cacce al granchio”. Se avvistate un tappo armato di secchiello, fucile (finto) e retino che scandaglia gli scogli di Sestri alla spasmodica ricerca di crostacei, è lui.

- POP, il figlio mediano, che nella vacanza greca aveva snobbato i tappi più piccoli arrancando invece dietro al gruppo di quelli più grandi (con conseguenti ansie da prestazione, inappetenza, insolita balbuzie e regressioni persino motorie), ha ripreso piena coscienza delle proprie potenzialità. Mangia come un leone, parla a vanvera e pontifica su ogni cosa: proprio come prima, ed esattamente come il suo modello-padre.

- PUK, ultimo nato, ha proferito la prima parola esclamando “basta!” di fronte all’ennesimo pappone di mais e tapioca che tentavo di rifilargli. Messa alle strette ho preso finalmente atto che le pappe a lui fanno schifo e ho preso una coraggiosa decisione: lo inizierò ai ravioli (sminuzzati) col ragù, con un anticipo di mesi sulla tabella di marcia raccomandata dai pediatri. O la va o la spacca.

- Darrin, nelle sue ultime 24 ore prima del rientro a Milano, non si stacca nemmeno un minuto dal ‘guscio di noce’ di sesta mano appena acquistato da un losco marinaio della baia, tale ‘Nenè’. Stanotte alle ore 4.03, per esempio, non russava nel talamo come sarebbe suo dovere: possibile fosse corso nudo in mezzo al mare, dalla sua nuova fidanzata di nome ‘barca’.

- E infine io. Ho cominciato a contare le ore che mi separano dalla ripresa delle scuole e dalla fine di questa estate full immersion con i tappi. Sogno la mia casa di Milano, il gatto, gli amici intorno, il mio cinema, il frescolino dell’autunno, le pedalate in bicicletta e il lavoro, quello solito o uno nuovo, ancora non lo so. Insomma manca una settimana, qui al mare, e poi torno ‘io’ a tutto tondo. Meglio dirlo sottovoce, ma … w settembre!!!  O no?

tinos2

MALSOTTILE, GAUDIO A CHILI

Ieri gli Stevens sono tornati a calcare il suolo ligure, direttamente dall’isola sperduta nell’Egeo dove avevano trascorso le ultime tre settimane.
A malincuore hanno detto addio alla bassa densità umana, ai prezzi sostenibili, alla scarsa propensione commerciale dei venditori di chincaglierie che lanciavano ai passanti occhiate timide e discrete, mai invadenti.
Addio ai tramonti d’estate, addio alle scalcagnate insegne dei ristoranti che odoravano di carne e di pesce, addio alle sobrie, bianche casette tutte uguali. Addio al mare pulito e al vento fresco delle Cicladi. Addio alla moussaka, addio al pastitsio, addio ai pork, very-pork souvlaki.
E dopo tutto questo, dopo i saluti col magone, un solo antidoto si erge contro quella  melanconia sottile che chiude la stagione: la focaccia con le cipolle, quella con tanto sale, ingurgitata a chili.

tinos1

MEMORIA IN PANNOLINO

Quando la mente è rallentata da un inestimabile debito di sonno e dai troppi impulsi di cui la vita ti induce a tener conto per fortuna c’è lui, il custode di ricordi, di appunti, di scadenze, di numeri e indirizzi.
La tua memoria diventa la sua memoria. Quello che lui conserva tu ti consenti di dimenticarlo, per lasciar posto ad altre interminabili sequele di informazioni da registrare e assolutamente non perdere. 

Prima di partire per la Grecia ho cercato a lungo una custodia che preservasse il mio telefonino dal vento, dall’acqua, dai granelli di sabbia.
Mi hanno venduto una specie di calza che sembrava inattaccabile ma dopo due giorni on the beach il prezioso oggetto, infilato dentro alla calza a sua volta finita nei pertugi del borsone da mare, si è arrostito suicidando uno a uno i suoi tasti bruciati dal sole. Persa la sua memoria, io avevo perduto la mia.
Cosa dovevo fare il 6 di settembre? Boh
Come funzionava l’inserimento dei tappi? Boh
Quand’era l’appuntamento dal dentista? Boh
E il compleanno di mia suocera? Boh
L’orario dell’aereo per Milano? Boh
Il numero dell’amica chiap? Boh

Rassegnata alla débacle ho cercato di tamponare il disastro: ho comprato un telefono di risulta, ho recuperato laddove possibile le informazioni e bevuto litri di birra per accantonare il pensiero dei dati definitivamente persi.
Infine mi sono scervellata per trovare la miglior custodia dove avviluppare il mio nuovo telefono, una custodia davvero a prova di sabbia, di urto, di colpi, di acqua, di sole e di vento. Finalmente l’ho trovata, imbattibile: si tratta di
un pannolino.

GUARDIANA DEL PUT

Mentre il sole si avvicina al mare, rosso come un’enorme ciliegia, sette ombre si stagliano controluce sugli scogli, tutte agili come stambecchi, hop hop da una roccia all’altra, da un pozzetto a un grosso masso a una duna di sabbia.

Un’ombra soltanto annaspa incespica arranca, perde di colpo l’equilibrio, frana in verticale urlando ‘porkpiedopulomaledectopis!”: e si accartoccia sul piede dolorante ma gli altri, tutti più veloci, non se ne accorgono nemmeno, continuano il loro percorso ad ostacoli facendo ondeggiare i secchielli in cerca di granchi.

Quel che resta di B, che era stata inviata alle calcagna dei tappi per badare alla loro incolumità, è un’immobile massa di ciccia arenata sulle roccie insieme ad una famiglia di patelle. Poor her.

grtap

VACANZE

Non so se mi piace di piu il colore del mare o quello del cielo, qui in Grecia,

i libri, la natura, le imperfezioni del posto, il dormire tutti e cinque ammassati, l’essere famiglia e gruppo insieme, gli amici o i silenzi, lo stare o il girovagare, l’approfondire lo scantonare l’ozio il nuoto la calma la tempesta l’organizzazione la fatica il disordine. O la somma algebrica di tutto questo, che forse fa zero e comunque un numero tondo, rassicurante, principio e fine di tutte le storie.

LECCORNIE VACANZIERE

‘in Grecia io mi mangio l’octopùs!’, esclama PIK.
‘anch’io in gregia mangio l’ottttopusze!’, fa eco POP.
‘pùùssssssssèè’, urla PUK, terzogenito e ultimo nato,
partecipando all’entusiasmo senza capire una sverza.
a lui, anche adesso in vacanza, dovrebbero spettare
insipide pappe mais-tapioca ma polpo e souvlaki
non glieli toglierà nessuno, diamine.
perchè i viaggi servono a questo, no?
a sperimentare cose nuove, a tutte le età.

ps Buone vacanze, noi partiamo domani e torniamo il 23!

a 

 

SPERO CHE NON COMPRINO

Sestri Levante, muretto della baia

Un tappo mostra tronfio la sua bancarella
tripudio di ninnoli, mostri e figurine sgargianti:
i clienti accorrono, rimirano e infine comprano.
Un altro tappo, poco più in là,  dispone oggetti
su  una sobria sedia nera di plastica mentre
un terzo tappo, più basso degli altri due,
lo guarda preoccupato:
dopo che li hanno comprati ce li ridanno?”,
chiede.

Per un’ora, sotto il sole a perpendicolo,
il secondo e il terzo tappo stanno immobili
ad aspettare clienti. Invano, perché nessuno
si avvicina a loro: vanno tutti dal concorrente.
PIK fuma da bocca, occhi, naso e orecchie,
POP invece pare soddisfatto “bene, così
se non le vendiamo ce le teniamo noi,
le nostre cose”.

Alle 12 in punto una bambina, anima pia,
acquista robe per un dignitoso totale di 2 euro
che PIK, orgogliosissimo, va subito a spendere
alla bancarella del concorrente. torniamo a casa
poveri in canna, lui protesta “avevo guadagnato
2 euro ma poi li ho spesi, quindi tu me li devi
ridare”.

Appena si sveglia dalla nanna, PIK schizza
in camera. lo trovo che ravana tra le mie cose.
“beh???”
le femmine comprano di più, cerco una collana!”,
mi spiega.
ora di sera sono scomparsi anche un braccialetto,
degli orecchini, una pinza, un campione di profumo
e altro ancora potrebbe essere inghiottito nella notte,
trafugato da PIK che a questo punto vuole esporre
sul banco tutti gli averi di famiglia.

Purchè domani, tra gli articoli della bancarella,
io non scopra anche la testa di mio marito Darrin,
decapitato per offrire ai clienti un oggetto di pregio
proposto al prezzo scontatissimo di 1,5 euro.

po