OPS!

Era una notte buia e tempestosa, in casa c’era finalmente silenzio e io come Linus digitavo freneticamente sulla tastiera per aggiornare questo blog rimasto a lungo poveretto a causa della mia incasinata, inqualificabile incuria.

Chi mi aveva detto che <tre o quattro figli, come organizzazione pratica, è poi lo stesso>, mentiva sapendo di mentire.

La mattina mi sveglio alle ore 7.46. Abbandono il talamo nuziale – non più teatro di acrobatici ingarbugli tra me e Darrin ma latteo, promiscuo giaciglio in cui anita palla la fa da padrona – e vado in sala dove trovo un tappo che beve sbrodolandosi tutto, un medio con la tibia fratturata e la gamba di gesso, un ometto in jeans che legge a voce alta Topolino e un uomo con la barba incolta che mi fa il gesto: <sbrigati!>.

Non ho il tempo di sedermi a bere un caffè, perché le 7.46 è già tardi: bisogna vestirsi lavarsi e schizzare come mine alla volta di tre diversi plessi scolastici: nido, materna, elementari. Anita palla segue suo malgrado questi frenetici spostamenti sgranando gli occhi da criceto, e senz’altro ne conclude: sono tutti pazzi.

Spesa e hoplà, arrivano le 10, ora in cui si palesa Champa – mastodontica signora che una volta conduceva la vita placida delle colf, un paio d’ore al giorno e via, ma oggi invece è diventata la mia ombra, precettata come body guard per la neonata mentre io devo girare, tra una poppata e l’altra, tra interviste, conferenze e indagini del put. C’è da andar fuori di cotenna.

Intorno a me vedo anita palla che indossa i collant a pois, PIK che prende i pidocchi, POP che trascina la gamba di gesso, BRICCIO che parla senza fermarsi mai. E Darrin, quel vecchio diavolo cui ogni tanto spunta un capello bianco, che mi guarda, sbuffa e poi sorride.

E’ finito un inverno pesante. Arrivata la primavera. E sentite. Se divento come una di quelle che si lamentano sempre di non trovare il tempo per gli amici, il cinema, il fidanzato, le birre, la bicicletta e le cazzate … avvertitemi!!!  S’il vous plait.

PAZZI OVUNQUE

“B, è il solito pompino blasonato”

“Mamma sono venito per correre la manica”

“E’ simpatica come un gatto attaccato ai coglioni”

“Non serve, fa come Clear con la forfora”

“Voglio l’i-pad perché furono vinti i troiani”

“Ho la testa chiusa come il mio utero”

“Recito vestito di bianco”

“B, mettiti le mutande d’acciaio e corri nella mischia.

Cioè in conferenza stampa”

Avere quattro figli e due lavori vuol dire aver sempre a che fare con una manica di pazzi, ad ogni ora del giorno. E allora divento pazza anche io, oh!

MAL DI MIRTILLA

Sabato mattina, casa Stevens
I tre sono ipnotizzati dai mattoni di lego, Anita ciuccia tranquilla, Darrin non importuna perché è in bagno da circa 40 minuti.  D’un tratto si leva un urlo.

“Aaaaaaaahhh! aaaahhhh!!”.

Sobbalzo, ma coi pugni stringo il bracciolo della poltrona. Fedele alla linea <se ci son grane manda avanti l’altro>, chiamo a gran voce Darrin.  Niente.  Fischietta ‘Profondo Rosso’, finge di non sentire.

Coi piedi che fumano di disappunto corro in camera.
“ho dolooore! doloore in teeeestaaa!  e con questo dolllooooore … non posso certo andare a sciaaaareeee”
“ma… PIK .. improvvisamente, ti fa così male?”
“no, è da ieri. Da quando Gemma mi ha detto che ero innamorato di Mirtilla. Anzi da subito dopo, da quando Mirtilla mi ha tirato lo zaino sulla testa. Aaaaaaaahhhh! ahhhhhhhhh!”

Rimango a fissarlo attonita.
1) Mio figlio è innamorato di qualcuna.
2) Esiste una donna che si chiama Mirtilla.
3) Mio figlio ha scelto, tra le tante, proprio lei, quella che si chiama come un frutto di bosco.

Nel mezzo di queste riflessioni arriva bel bello Darrin, completamente nudo.
“Ho sentito urlare, ho la soluzione …” – e mostra una busta di macedonia surgelata. “Tieni PIK, mettila sulla testa. Mirtillo scaccia Mirtilla”.

Il mal di testa passa dopo 80 secondi, perchè ai maschi basta poco.
L’ordine si ripristina dopo 170, perchè Darrin col batacchio al vento incute un certo terrore.
E dopo 32 minuti PIK, PAZZ e il genitore rivestito sono su Nicolino, il furgone, alla volta dei monti, a sciare con amici.

SOTTO SFRATTO

Nelle ultime 72 ore la tecnologia si è ribellata a me su più fronti.
Ho dovuto cambiare contemporaneamente telefonino, blog, mail;
a malincuore, spersa, ho portato la mia roba da una casa all’altra:
rubrica, post, lettere e memorie. Guai a chi mi sfratta di nuovo,
perbacco .

SCINTILLE E LATI OSCURI

E’ lo scambio di favori, quello che fa grande una coppia.
Sabato mattina avevo caldamente invitato Darrin a recarsi sui monti con Pik e Pazz, al solo scopo di liberare in casa qualche cm vitale. Lui ha risposto stamane all’alba imbarcandosi su un easyjet per Parigi: “ti lascio casa libera”, ha sibilato prendendo l’uscio. È sparito fino a venerdi sera.

Da sei giorni gli cucino solo minestra light, per fargli perdere l’adipe del doppiomento. Lui ha ripagato oggi: prima di partire ha sbranato dal frigo tutta la mia mocetta e per colazione ha lasciato solo l’orrido yogurt al cocco, che peraltro mi è stato ciulato dal secondogenito.

Ieri sera l’ho costretto a vedere per l’ottava volta il film ‘Vallanzasca’ con Kim rossi stuard poichè a me gli uomini che hanno lato oscuro pronunciato e capello fluente fanno sangue. Per tutta vendetta a Parigi, mi ha annunciato via sms, lui ha comprato l’intero cofanetto di Vanessa Paradis, che io cordialmente detesto.

Se non torniamo in fretta a far sesso per stemperare le energie, casa nostra continuerà ad infuocarsi di pallottole spietate e pretestuose.

EDERE SU MARTE, LE SCARPE

SABATO

Ore 18.07: ricevo la telefonata di Darrin, Pik e Pazz. Dicono di essere a -20 gradi, col frigo vuoto e i geloni ai piedi. sono furiosi perché li ho spediti contro la loro volontà sui monti, al solo scopo di ridurre il sovraffollamento domestico.

Ore 18.22: neonata attaccata alla tetta, Briccio vestito da pompiere che in un finto megafono rosso urla <dieeeeeooooo! I’ll rescue you my frieeeend!”. Io sono il <friend> e il salvataggio consiste nel darmi delle sberle per rianimarmi da un finto incidente.

Ore 18.27: tento di zittirlo con un goffo colpo di macete ma vengo redarguita con un imperioso <mamma, basta. tu vai lavorare>.

Ore 19: mi chiama al telefono Pik. si è ricordato che per la scuola deve imparare a memoria la poesia ‘venere le scarpe, sabato su marte’. Intende apprenderla con me alla cornetta, poiché -chiarisce- al ritorno in città giocherà al lego, e certo non farà i compiti.

Ore 19.10: ricevo l’sms di una cara amica che definisce il suo stato d’animo <bigio, cupo, basso> e precisa che la mia assenza non è più sopportabile: basta, dice, o torni a frequentarmi o sei una stronza.

Ore 20: stremata metto a letto i due, briccio e anita. Per comodità li infilo entrambi nel lettino con le sponde. E mi ci ficco anche io.

Aggrovigliati come edere, ci addormentiamo.

VIVA LE ANATRE

Il trasloco del blog da splinder a wordpress, avvenuto in una notte di ghiaccio e di neve con perdita di commenti, post, fotografie, oltre che in ritardo, ha scosso in un brivido i miei già fragili nervi.

Sento pertanto il bisogno, prima di sprofondare definitivamente nella vertigine nera dello sconforto, di stilare un bilancio degli ultimi giorni, e di quello che si prospetta per le prossime ore.

*** La quartogenita, vividdio, ha cominciato a poppare più veloce. Ora mangia in minuti 37, invece che 45.
*** Ho smesso di ingozzarmi di focaccia e chewingum alla fragola.
Ora mi limito alla focaccia.

*** Ho un debito di sonno da 23.000 ore, e la testa tra le nuvole.
Nelle ultime 12 ore ho:
- Fatto il bagno ai tre grandi mettendo nell’acqua come diversivo, al posto che i tubetti del colore, quello gigante del glitter-rossetto. Gli sberluscichi, attaccati a pelle e capelli, non sono andati via manco con l’acqua bollente. I tre maschi sono andati a scuola galleggiando sulle paillettes, come Priscilla.
- Chiuso fuori casa Darrin che era incautamente uscito con amici. Ha dovuto suonare il campanello per circa 50 minuti, per riuscire a svegliarmi e a farmi togliere le chiavi dalla toppa.
- Accompagnato Pik a scuola e dimenticato di lasciargli lo zaino dei quaderni. La bidella si è rifiutata di consegnarglielo dopo l’orario d’ingresso e mi ha fatto la paternale sul fatto che i bambini fin da piccoli devono imparare a portare sulle proprie spalle il fardello della loro vita …  Sto crescendo un bamboccione?
- Bevuto ettolitri di roba bbuona al Jolly Bar, attaccata al bancone come un’ubriaca, e tagliato la corda senza pagare.

***  A tre mesi dalla nascita di Anita i miei tentativi di uscita serale sono un flop. Lei non ne vuole sapere di addormentarsi senza di me nel letto.
Anche ieri alle ore 22 ho chiamato gli amici da casa, già vestita con gonna e stivali d’attacco, e mentre la baby sitter scuoteva la testa, ho annunziato - falso – che avevo avuto una botta di sonno. Urge strategia di scollamento serale dell’infante.

*** Ho ritirato la pagella di Pik. Riuscirà a divenire un re del rock, questo secchione?, mi sono chiesta. Meglio coltivare in lui lo spirito anarchico del creativo, o assecondare quello suo del diligente padre di famiglia? Mi sono data le seguenti risposte :
1) NO   2) W L’ANARCHIA.

Nelle prossime 4 devo:
*** Chiudere per il quotidiano un pezzo sui clochard alla riscossa, e per la tv un casting di mamme pecora eco-talebane. Infine correggere la biografia di un’amica pronta a lanciarsi nello star-system e farmi sgorgare dai capezzoli fiumi di latte per la  famelica neonata.

*** Affrontare i preparativi per la festa di compleanno di Pik. Circa 40 pirati e principesse alle 16.30 in punto invaderanno la sala come Unni impazziti e io, nelle vesti di camomilla vivente, cercherò di placare le loro velleità deflagranti.

*** Spingere Darrin a recarsi in montagna con i due grandi, domattina, mentre io starò a presidiare il nido domestico coi due piccoli. La strategia della divisione della famiglia nei week end, per evitare il sovrappopolamento delle stanze, è l’unica che ci dà una chance di arrivare a primavera senza divorziare.

Ed ora via al catartico colpo d’ala, bstevens. RIDI, e ricomincia a pedalare leggera sulla cresta dell’onda. Come le anatre, che non fanno le lagne e non si fanno neanche accorgere. Fuori dall’acqua sembrano immobili ma sotto muovono tutto, zampe chiappe unghie cosce …   (Ah-Ah) 

THE STEVENS-HORROR PICTURE SHOW

“Andiamo nella paluuuude! Delle donne nuuude!”

“Il mio pisello è più grande della pera in cucina”

“Bambola-mia-rompo-testa”

RISATE.

Non è né un film dell’orrore, ma la registrazione degli ultimi secondi di veglia di Pik, Gek e Briccio stesi nei loro lettini prima della nanna. Un attimo dopo i tre non danno segni di vita. Per gli uomini, il confine tra lucidità e sonno è particolarmente labile.

LE MIE DUE COMPAGNE DI VIAGGIO

“B, ciao. Domani riunione plenaria autori produttori, tutti. Ore 11. In via Destrìt 20. Ci devi essere per forza”
“ehm, naturalmente, mica è un problema”
—-

Mumble … via Destrìt è all’estremità opposta della città. Tempo di percorrenza, un’ora. un’ora andare, un’ora tornare, due di riunione. Tempo di autonomia di Anita Palla senza il mio latte, un’ora e 50 minuti. dovrà esserci una soluzione …
Piano obbligato: precettare per quel giorno la signora delle pulizie, Santona, la donna che ognuna vorrebbe come compagno di vita – grande e grosso, rassicurante, e munito di baffi; caricarla a forza su Nicolino, il furgone di ottava mano appena acquistato su e-bay; mettersi alla guida con dietro Santona e la poppante, Anita Palla. Recarsi in loco, allattare, sbrigare la riunione, tornare giù ad allattare.

Piano perfetto, se si tralasciano i seguenti dettagli:
1) Non avevo mai guidato Nicolino: quell’altezza dà le vertigini. In tre abbiamo rischiato la ghirba ad ogni semaforo perchè io vedevo gli uccellini, invece che l’asfalto.

2) Santona, abituata a brandire scope e stracci, in vita sua non aveva mai tenuto tra le braccia un poppante. Forse per quello, durante il tragitto le è venuto il colpo della strega. Ululava preghiere, mentre io guidavo. Che bizzarria.

— In riunione per due ore si è parlato di argomenti a me oscuri. Le pupille mi oscillavano da una parte all’altra della stanza, ho fatto Scena Muta. Ma all’ora ‘x’, col latte che già mi grondava giù dai capezzoli e il sudore che per la vergogna mi scendeva dalla fronte, ho preso coraggio. Mi sono alzata e ho esclamato <addio>.
Sono stata bloccata.
‘B, risiediti subito, dobbiamo parlare di Helsinki. Presenta pure il tuo progetto, e non lesinare in dettagli’
Ho balbettato frasi sconnesse per i 10 minuti successivi, e sono corsa via appena in tempo per non esplodere col latte a fontana sul tavolo da riunione.

— Al ritorno ho perduto la strada circa 80 volte. Ad un certo punto ero in tangenziale diretta a Venezia, al posto che in piazzale Loreto. Santona pregava di nuovo.

E vabbè. La prossima volta, ne sono certa, andrà liscia. Io, Anita Palla e Santona, ormai, siamo un terzetto da guèra.

CAPPIO E COLLO

Capita a volte -oddio, piuttosto spesso- di voler strangolare il proprio compagno. Anche a voi, no? Se non esistessero le tartarughe, i computer, i cuscinetti e i cellulari saremmo tutti al gabbio.

Io in particolare ci finirei ad intervalli regolari di una settimana, al mercoledì, per omicidio cruento. Ma poi è la furbizia, che mi salva.

Con l'occhio iniettato di sangue realizzo che conservare la libertà è tutto sommato vantaggioso. Allora inspiro ed espiro, e ricorro alle mie quattro armi:

-  Apro la dispensa e afferro un numero compreso tra tre e dieci di pagnotte. Tartarughe, le mie favorite, belle croccanti. Le ingurgito tutte di seguito, bolle d'aria comprese.
-  Con anita al capezzolo mi butto sul computer. L'accarezzo, lo tasto e gli sorrido (a lui, non a lei). Digito et voilà uno dei miei pezzi. Di solito, al mercoledì, cronaca nera. Catartica.
- Mi avviluppo attorno al collo il cuscinetto vibrante anti-cervicale. Il tremore sballa, la rabbia a poco a poco esce.
- Prendo il telefono e modifico una delle voci in rubrica. Sempre la stessa, <Darrin>. Stamane è diventato <Bastard>, poi convertito in <half Bastard-Palloso>. 

Basta poco, a noi animi semplici, per tornare soddisfatti.

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CREATIVITY HOSPITAL

Ore 8.02
'B ciao! puoi accompagnare tu Briccio oggi?'
'no Darrin, non posso, sono incasinata, sbrigati a farti la barba e accompagnalo tu!'
———-
Ore 8.12
‘e allora B, come te la passi?’

‘un casino. Il lavoro che impazza, le poppate, i tre con le attività a scacchiera, il marito furioso perché dice che non me lo filo (e non me lo filo sul serio), la pancia sempre più convessa anziché concava, gli amici stufi di non vedermi mai … '
‘non ti chiedo di prenderti un caffè con le altre mamme, allora, sei proprio di corsa’
‘appunto … ’
———
Ore 8.17
Una donna sorseggia il marocchino sorridendo al bar. Azzanna un toast e legge il quotidiano,  rilassata. Scambia battute col cameriere, ha la maglietta piena di patacche di latte ma nessuno gliele nota, afferra vicino alla cassa le sue liquirizie aromatizzate alla rosa, fornitura rara in tutta la città, con calma paga lo scontrino e apre la porta. fuori fa freddo.
———
Ore 8.32
‘B, ciao! come ti va la vita? corri sempre!’
‘infatti, corro corro corro, non ho un attimo vado scusaaaaaaaa’
'B, ciao! come sta la piccola? le poppate notturne? e come va il lavorr……'
'scusa scusa scappo scappo scappo, vado ciaoooociaiaaoao!'
'B ciao! come stai? hai fatto la ricerca? e pik è stato bravo nelle vacanze? e jeck? e briccio? e anita? e Darrin? e tuo papà? e …'
———–

Se non esistesse il Jolly Bar, le mie giornate sarebbero in salita. Invece quella mia sosta inconfessata di cui nessuno sospetta, quella parentesi nascosta dentro l'angolo di una strada con il marocchino il barista le liquirizie l'anonimato il silenzio e la toilette con la musica, mi ricarica la testa. Guai a chi mi rovina il segreto, eh.

BOMBA O BUCCIA

‘Briccio mi ha menato!
‘Trova una partoriente da Beirut. Anzi dieci’
‘Mamma, non mi lavi i calzini?’
‘Uèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèè’
‘Devi scrivere un pezzo sul gobbo di Notre Dame’
‘Oggi Bianca voleva mostrarmi le parti del suo corpo’
‘Chi si offre di guidare il nostro furgone fino a Roma?’
‘Il mio toy boy è un gasatore per l’acqua’
‘Tuo zio alla festa era vestito come Priscilla’
‘Posso andare a dormire da Tommaso, mamma?’
‘I cracker della merenda a scuola si sono schiacciati’
‘Non mi guardi mai, stai sempre ad allattare. Ti mollo’
‘Perché non inventiamo insieme un nuovo format, dai!’
‘Tieni un chilo di focaccia. Anche se devi metterti a dieta’
‘I maschi, anche i più bravi, se la danno a gambe, coi neonati’
‘B! .. i cinesi che sputano sono un grande argomento. Buttatici’
‘Ma non lo sapevo, che dovevo colorare il treno per compito’
‘Vorrebbe bucare il pavimento per farci una scala, che dici?’
‘Noi, i tuoi amici, siamo stufi. Vieni domani sera, ZUuUT’

Fuori son tonda gonfia come una donna di Botero, dentro spremuta come un limone. Esplodo, o divento una buccia.

PRIMA O POI SI TORNA (?)

B, sono il Padreterno.
Dì la verità.
Preferisci stare stipata in un furgone con quattro agitati che cantano Bennato, stecche comprese, e una famelica poppante che ti dilania la maglietta a morsi di gengiva .. o in un treno freccia rossa da sola, nel silenzio, con un libro in mano, diretta -ad esempio- verso l’amata Capitale?

Preferisci il casino di una casa dove uno vuol giocare a memo, un altro deve fare i compiti d’inglese, un terzo spara con la pistola colpendoti dritto agli occhi, un quarto fa flessioni fingendo di essere un pokemon e una quinta allunga le braccia verso il tuo collo  … oppure, puta caso, al cinema con Cary Grant, sgranocchiando pop-corn?

Preferisci passeggiare nell’uggia di un melanconico mare d’inverno raccontando la storia della befana ed essere subito identificata con quest’ultima da un manipolo di maschi coi piedi fetusi, o -diciamo- in una redazione a lavorare, cioè a scrivere storie, cosa di goduria incommensurabile?

Ehm, Padreterno, la mia risposta è sempre la prima, naturalm-ehm-ente.
(Dalle cacanze, per fortuna, ad un certo punto si torna).

PIEGHE, ORECCHIE, GOMME

L'ordine non è mai stato nelle mie corde. A scuola, per esempio, avevo i libri più sbrndellati della classe, e me ne facevo un vanto. Forse però con l'età mi sono rincitrullita.
Com’è che di fronte ai quaderni di PIK con le orecchie agli angoli, io inorridisco? Com’è che se vedo una cancellatura che sotto ha lasciato il segno, mi viene quasi il nervoso? E idem quando noto le matite spuntate, o l’astuccio fuori posto, la copertina del libro pasticciata?
La sera, quando nessuno mi vede, abbellisco tutto il contenuto della cartella del primogenito naif. Riscrivo, cancello, tempero, liscio le pagine. Povera me. L’animo grunge mi ha abbandonata per sempre.  E tra poco se ne accorgeranno anche gli altri.

NATALE COL BABBO

Quando è entrato, sopra al tavolo c’era un enorme tacchino.
Intorno, commensali schiamazzanti. Sotto, tre omini alti un metro e un microbo che fingevano di abbaiare. Il livello acustico della sala era quello di una discoteca a mezzanotte, l’energia che vi si agitava quella di una lavatrice in centrifuga.

Lui ha fatto un passo indietro. La barba bianca lo faceva soffocare, gli scarponi da neve pesavano come macigni. Voleva tornarsene da dove era venuto. Ma gli accordi erano stati chiari, tra amici si fanno, i piaceri: doveva consegnare regali e raccontare una storia, prima di tagliare la corda.
<ehm, bambini, sono babbo natale>

Uno, il piccolo, scoppia a piangere. L’altra, la piccolissima, apre gli occhi cerulei e lo osserva con malcelata diffidenza. Il terzo, il grande, anni 6, sulla difensiva lo previene: <guarda che io sono stato bravissimo, ho anche iniziato ad andare a scuola …>. Ma è l’ultimo, il nato per secondo, che lo convince: <ehi, babbo natale! siediti con noi a mangiare l’uccello con le cosce!>.

Babbo Natale, che non aspettava altro, si è accomodato subito spalancando le fauci, e ha perso la barba. Ma i tre non se ne sono neanche accorti: al diavolo la poesia, erano troppo impegnati ad aprire i regali, tutti, anche quelli non destinati a loro. Mentre la neonata, fingendo di sonnecchiare, in realtà dalla culla dirigeva i lavori.
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IL MUTO E LA MUCCA

‘Qualcuno mi ha fregato il seggiolino della bici, roba da matti’
‘mfhunsmfff’
‘Nina ci regala del salmone con patate per stasera!'
‘mfhunsmfff’
‘Mi hanno chiamato per due colloqui, uno in fila all’altro’

‘mfhunsmfff’
‘Il maestro di musica di PIK, quello super, è sparito …’
‘mfhunsmfff’
‘Il 30 grande festa al giornale, andrò con Anita nel marsupio.
Secondo te dopo un mese di reclusione posso osare i tacchi o frano sulle scale?’

‘mfhunsmfff’
‘Oggi PIK si è quasi spaccato il naso cadendo a calcetto’
‘ah!’
‘POP sa fare le addizioni a mente.  A 4 anni, quel bambino ha dello strano’
‘mfhunsmfff’
‘Briccio ha imparato la canzone dello sceriffo! uh. ha due baf-ffi-ffi ..una stel-lla-lla ..’
‘mfhunsmfff’
‘Ho scritto un pezzo sulla Sea. questa storia della busta degli indiani mai consegnata è incredibile’
‘mfhunsmfff’

Negli uomini apprezzo i silenzi che sanno di mistero. ma qui è diverso. Darrin non è un interlocutore motivante, al termine di queste mie povere giornate da mucca. 
Se non parla, io gli sparo.

I DESIDERI DEI BAMBINI

Alice vorrebbe un cielo dove alla sera si vedono le stelle, e anche i diamanti. Mattia il mare dietro casa. Letizia navicelle che portano da Babbo Natale. Vanni una scuola senza banchi e sedie.
Sofia u
ffici che chiudono prima così la mamma può sempre venirla a prendere a scuola. Cecilia fiumi di neve e acqua per andarci in slitta d’inverno e in zattera d’estate. Giorgia carrozze coi cavalli al posto delle macchine. Federico palchi con sedie di velluto rosso nelle piazze, perché tutti vedano i balletti della Scala. 
Jacopo scuole
dove insegnano gli dei dell'Olimpo: Ares per il corso di lotta, Zeus per sapere tutto del cielo, Apollo per imparare a guidare il carro.
E PIK?
‘Vorrei cantare tutto il giorno con te, mamma’

Snifffff. Saranno gli ormoni ancora in subbuglio … 

IL PICCOLO NEO

Fosse una guerra e non solo tensione da sovraffolamento in casa, si tratterebbe di "separazione delle truppe in mancanza di meglio”.
Lo Stato maggiore Stevens giovedì notte si è riunito per riflettere:  passare tutti e cinque i giorni di vacanza dentro lo stesso cubo di cemento?
Stare pigiati in 6 – di cui un batuffolo che ogni due ore piange mangia e protta, un duenne Orlando Furioso per gelosia, un seienne e un quattrenne con l’energia cinetica di un missile, una mucca grondante latte e un uomo nervoso per mancanza di sonno?

Meglio spararsi un colpo sul tallone.
E allora.
‘ehm, Darrin’
‘cosa’
‘ehm, Darrin’
‘cosa!’
‘… perché non vai in montagna con i due grandi a sciare, così -ehm- prendete un po’ di aria buona? Non ti preoccupare per me – ehm – io resterò a casa coi piccoli …’ 
Detto fatto: quando una manovra è buona viene approvata subito, all’unanimità.

Da tre giorni loro sono in mezzo alla neve che giocano a palle e pupazzi con una selva di amici, ipercinetici e ridanciani.
Mentre noi siamo in un ovattato ménage a trois fatto di baci, silenzi, wurstel e patatine alla faccia delle diete a punti e musica del waka-waka (debolezza mia e del terzogenito. amiamo cantare e ballare la canzone di Shakira in salotto, ehmbé?).

Unico neo, le notti. In tre nel lettone e io che mi rigiro come un pollo sul girarrosto: 5 minuti di tetta a lei, 5 minuti di ‘manina’ a lui, che fingendosi addormentato in realtà veglia per controllare l’equa distribuzione delle attenzioni. Così per le 8 ore di (?) sonno. A parte questo, dai, tutto perfetto.

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AL NUMERO DI FIGLI (FORSE) C’E’ UN LIMITE

  

Orrore, orrore, orrore. da un mese a questa parte il mio degrado fisico ha toccato livelli abissali. Su quello psicologico, glisso.

A chi mi incrocia per strada mi presento siffatta:
- Pantaloni marca <Scialuppa>, vita alta ed elastico contenitivo per evitare, in assenza completa di addominali, il fuoribordo delle budella.

- Capelli taglio <sospeso>, perché non ho più il tempo di lavarli e dunque stanno in piedi da soli, in modo anarchico.

- Occhi a fessura, piedi e caviglie modello salsiccia, guance gonfie per assunzione consolatoria di farinaceo.

- Maglia da amazzone, più giù che su (qualsiasi richiesta, legittima o illegittima, della bebè io la soddisfo in un modo: via che si poppa).

- Estremità cascanti perchè stavolta mi sono dotata di lussuosi capezzoli d’argento anti-ragade, ma detesto i reggipetto. Così cammino in giro e hop!, quelli scivolano giù, sul marciapiede. io mi chino, raccolgo con nonchalance, proseguo.

Sto diventando pazza, qualcuno mi leghi le tube.

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. 

FRIZZI E LAZZI

Una festa in piscina. Una al museo preistorico. Una al laboratorio di cucina. Una al parco con i giocolieri. Una in palestra d’arrampicata.

Mumble. Tra i compagni delle elementari vigono strane abitudini. A febbraio, per il compleanno di PIK, mi toccherà organizzare un raduno di elefanti in piazza duomo.

081120111665

CHE BELLE LE FESTE

MERCOLEDI 7 dicembre
Ore 14
‘mamma, io a ginnastica non ci voglio più andare perché non sono capace di saltare su un piede solo’

Ore 14.30
‘mamma, ieri durante l'intervallo a scuola una femmina mi ha chiesto se stavo andando a un funerale. ma io ero solo stanco. le femmine non capiscono niente’

Ore 15
‘mamma, palloncino scoppiato, di Briccio. io piango. buuuuuuuuu’

Ore 15.40
‘b, accuso malessere. vado a farmi un pisolino’

Ore 16
‘uèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèè!’ – fame? sonno? mal di pancia? fastidio all’alluce? perché i neonati non sanno parlare?

Ore 16.45
‘mamma, a me i calendari dell’avvento piacciono, ma di più mi piacerebbero se ci fosse una casella per il mattino, una per il mezzogiorno e una per la sera. quindi vorrei aprire tre caselle, adesso’

Ore 17
‘mamma, dimenticavo! Per dopo il ponte devo costruire un cannone di cartoncino. la maestra ha detto che me lo devi fare tu con la colla lo scotch e le forbici …’

Ore 17.01
'Ragaaaazzzi, vado di sotto a prendere pizze gelati e dvd per tutti, ok? …. se vedemu, good bye'

Quando il gioco si fa duro, non resta che tagliare la corda.
Mezz'ora d'aria può fare miracoli.

161020111614

AMEN.

Uno spettro si avvicina pericolosamente. Sarà qui tra sole 48 ore. E’ il week end.

Quello appena passato ha bruscamente interrotto per due giorni di fila la magica, ovattata diade che avevo approntato con la neonata e mi ha messo con le spalle al muro di fronte al bordello della vita a 6.
Con qualche chicca che temo possa ripetersi ciclicamente, d’ora in poi, ogni settimana:

- Venerdì sera Darrin ha cominciato a ripetere ossessivo: siamo sotto pressione. Appena prima di coricarsi è riuscito a far apparire sul termometro la cifra 39. E a quel punto, legittimato dalla malattia, non è mai più uscito dalla camera da letto. <Via, via, non vorrei passarvi germi>, esclamava a chi osava avvicinarsi a lui barricato dentro. Al lunedì mattina era fresco come una rosa di maggio.

- Il primogenito PIK, invitato per il sabato pomeriggio alla festa di tal Mirtilla, era in vena di minacce: se nessuno l’avesse accompagnato, sfidava, lui non avrebbe mai più mangiato né spinaci, né piselli, né carote, né cavolfiori. Perbacco.

- Il secondogenito JEK, magnetizzato dalla visione di Capitan Harlock,  girava per casa con sguardo assassino e benda sull’occhio. Al sabato ore 13.30 decideva inoltre di interrompere per sempre il suo rito della nanna post-prandiale: <Un capitano non dorme. Mai>. Addio tranquilla digestione, pensavo svenendo.

-Il terzogenito BRICCIO aveva una missione: far capire chi comanda in casa. Appena mi sedevo con la neonata in braccio e mi sbottonavo la maglietta, lui si metteva a gridare: <NOOOO!> a 100.000 decibel. Poi con sguardo severo, ricoprendomi le nudità, ordinava: <mamma. ORA lasci-cadere-ellina. lei rimbalza>.
Dovevo arrampicarmi sullo schienale della poltrona per salvare la creatura dal mortale esperimento. E temo che questo sia solo l’inizio, per il finto Archimede.

- La quartogenita PALL – zazzera nera, occhi cinesi, forza tranquilla da Mitterand – intimorita dall’energia centripeta esplosa senza vie di fuga entro le mura domestiche ha trasformato le sue mani in ventose e non si è staccata un attimo dalla sottoscritta.
Mentre Scheggia, la gatta, con reazione opposta, domenica sera ha preparato il suo zaino felino: è pronta a trasferirsi presso un ostello meno turbolento.

E io? Io come sto?
Borse sotto gli occhi invece che a tracolla, gonfiore da stanchezza, colorito insolitamente bianco, ho assunto l’aspetto di un finocchio – alimento che ingurgito a pranzo e a cena perchè, si sa, ‘fa mica latte?’.
Al momento, in effetti, grondo materia da caseificio, come nei miei sogni erotici più spinti. Darrin non apprezza, ma io sì. Gongolo.

Avemariapienadigrazia… fai che oggi e domani durino fino a lunedì, se possibile … pregapernoipeccatori .. AMEN.
quei truzzi dei miei fratelli

PARTO DI TESTA

Gli ospedali sono dei luoghi-limbo dove si perde la cognizione del tempo. Ma io l’ho persa in modo particolare: devono avermi drogato, il secondo giorno di ricovero in puerperio.

Biascicavo invece che parlare. Ero gonfia come un pallone. E la flebo attaccata al braccio continuava a distillare gocce trasparenti. Io l’ho capito, che era vodka.

I medici si avvicendavano a graziose signorine vestite di lilla, giallo, color amaranto. Arrivavano e mi allungavano pasticche.
Secondo
Darrin ero la copia di me stessa ma vista in uno specchio deformante, e "con la conversazione di uno che si è bevuto un litro di benzina”.

Sfatta, appena rimanevo sola mi accasciavo con Anita-Palla, un giorno di vita, grufolante e incollata a me come una vongola al suo scoglio.

*****

Mi sono risvegliata dal torpore giovedì notte all’1.12 a.m, per il trillo del telefono. <Signora Stevens. Qui il nido. Possibile che non ci abbia ancora portato sua figlia? Possibile che non l’abbia ancora cambiata nemmeno una volta?>.
DDDIO! Il pannolino. Il colostro. Il terribile meconio. Qualcosa sarà uscito, dalla angelica creatura vestita di rosa.

All’ 1.16 a.m. mi trascino di là. E scopro lei, la Saletta. Luce soffusa, comodi divani, melassoso video <Breast is Best> trasmesso a ciclo continuo, ossessivo (ma un TG no?), e una fila di tiralatte contro il muro che invitano le puerpere a stimolare la formazione di massa liquida bianca prima che sia troppo tardi. Prima, cioè, che il neonato perda decimi di grammo preziosi per la sua esistenza.

L'esercito è schierato dall’altra parte del vetro: una dozzina di tele-tubbies Viola che chiedono insistentemente di pesare qualcosa. Il neonato, intuisco sagace. Una ad una le mamme vengono precettate e rese edotte sulla necessità di un po’ di Humana1 a complemento del latte materno: “adesso il bambino ha una crescita un po’ stentata, ma vedrà con questo. Una bomba. Poi, quando le arriverà la montata … allora … se la montata le arriverà .. “

Montata? Lasciano immaginare cascate del Niagara, seni durissimi e grandi come angurie, inebrianti ingorghi. Ma a me non è mai successo. Eppure ho allattato tutte le volte, con dignità.
Accartocciandomi per non far vedere le due noccioline molli che ho al centro del petto, scappo tenendo forte in braccio la neonata. Hasta la victoria!

Torno a russare. Sotto le coperte sono una amazzone e la vongola è sempre attaccata ‘lì’. Ma in ospedale, di notte, succede qualcosa di strano. Scatta il moto perpetuo. Non c’è requie. Il telefono trilla di continuo, nel silenzio della corsia.

Alle ore 3 mi chiamano per il controllo bilirubina, alle ore 4 per il test metabolismo, alle ore 5 per la visita dal dermatologo, alle ore 6 per il temibile controllo-peso: riempio le chiappe di Anita di piombo e affronto la sfida. Con nonchalance appoggio anche il gomito sulla bilancia, che schizza entusiasta verso l’alto. La donna Viola mi fa cenno di sciolare.
‘Vada. Per questa volta niente artificiale. Continui ad attaccare la bambina al petto, che a sua volta sarà attaccato al tiralatte.  Ah! non si dimentichi il cambio del pannolino!’.  No no …

*****

E’ ancora a notte, fuori buio, non ho più sonno. In incognito, torno in Saletta. Mi confondo alle altre, attaccata al tiralatte. E’ pieno di mamme. Le primipare si riconoscono perché hanno la lacrima che fa capolino, i mariti devoti al loro fianco e orde di parenti vocianti che le aspettano al varco.
Le mamme al secondo, terzo (o quarto) giro, invece, sono diverse: morale piuttosto alto, leggera impazienza e marito altrove.
Come Darrin, ad esempio.

Mentre io vivevo la mia avventura in nosocomio, Lui si diceva impegnato a rendere più efficiente la gestione della casa e a mettere in riga la truppa.

‘Non ti preoccupare tesoro’, mi aveva detto schioccandomi il bacio d’addio prima del cesareo, e ha continuato a ripeterlo per tutti i giorni del ricovero.  Ma io mi preoccupavo, eccome.

Nei giorni di mia assenza pare abbia condotto le guerre puniche: si presentava con barba incolta, sguardo vacuo, ciuffo a capocchia d’ananas - pure lui era la copia di se stesso visto in uno specchio deformante (tiè).

Compiti? Attività pomeridiane? Ordine e disciplina? Nulla è andato per il verso che avevo impostato.
Hanno 
dormito tutti e 4 nel lettone, con un gioco di scacchi che si dipanava dalle ore 21 alle ore 6.30 quando il poverino iniziava a preparare le colazioni. PUK prima e POP poi hanno avuto il virus vomito-nausea, e un rischio-pidocchio. A scuola non avevano mai lo zainetto giusto, credo abbiano cambiato le mutande solo due volte, non sono andati in piscina e nemmeno a basket. Ma si sono divertiti tutti, dal più alto a quello più basso, e nessuno ha rimpianto femmine per casa.

Resta solo qualche dettaglio, ora che sono tornata. Minuscoli tasselli da rimettere a posto.
1) Darrin, sfiancato per un paio di spese fatte, ha decretato che ci meritiamo un account all’esselunga-online. Si è registrato e con certosina pazienza ha compilato la Prima Lista. Ora
abbiamo il frigo pieno ma è in arrivo – alle ore 20 – un carico da 150 euro, dettaglio prodotti ignoto.
2) 
PIK vomita, POP beffardo ad ogni poppata sibila ‘ma perché le devi dare il latte dalli tuoi tetti?’ e PUK sfoga l’affetto filiale come una zecca: standomi attaccato al cranio.
3) Lei no, invece. Per ora è quasi un 
angelo. Mangia ogni due ore e sicome le piace assaporare ben bene ogni goccia, ci mette ogni volta circa 65 minuti. Poi crolla svenuta, e io mi attacco al tiralatte. Ma sono fortunata: nei 10 minuti in cui la macchina mi risucchia e impartisce alle noccioline l'ordine di diventare angurie riesco persino a leggere, a scrivere, a lavorare, a dormire, a mangiare …

PART(ITA) DI TESTA

PULMINO STEVENS-BRADFORD

Un figlio più uno meno, superati i 3, mica fa differenza, no? Tranne che per un fatto, la macchina. Quella sì che è una rivoluzione, lì i posti non si possono organizzare a castello come in casa. E allora?

Un mese fa, con la prospettiva ormai vicina della quarta figlia in arrivo, Darrin avviò misteriose spedizioni in giro per l’Italia.

Solo poi scoprimmo che andava a vedere furgoni usati per portare a segno il suo malefico piano: sostituire la nostra amata renault scenic, incapace di contenerci in sei, con un abitacolo per merci.

Ed eccolo, arrivato. Il furgone di ottava mano è bianco, enorme, orrendo. Eppure, magnifico. Gli manca solo un guizzo di colore. Uno spruzzo, uno stiker, un murales, una grande croce rossa, un Moby Dick disegnato sopra. Qualcosa.

Ma Darrin si oppone. Dice che così <il mezzo ha una sua dignitas>, e che lui lo userà anche per lavoro. 

Prima di partorire ho un obiettivo, dunque: agire di spray, senza farmi vedere da nessuno. Verde pisello, fucsia, arancione, giallo ocra. Arcobaleno, a me.
Poi, in coro e fischiettando, diremo <ma … chi diavolo sarà  stato ?!>.

E.P.T.

A pochi giorni dall’arrivo della nascitura a casa Stevens tutto è pronto - tranne noi.

POP e PIK, in fase di maschilismo acuto, avanzano proclami: “bella la sorellina, però abbasso le femmine: se vediamo un hello kitty per casa, noi lo buttiamo".

PUK, il terzogenito, continua a pensare che dalla mia pancia uscirà una Palla. E se gli spieghi che no, sarà un bebè, o ride o piange.

Il legittimo padre, se non viene preso da intenerimento sospetto, è in fuga: Parigi, Venezia, Roma, ogni scusa è buona per partire in trasferta. “Uh, che collo di bottiglia lavorativo, b …”. Già, già.

E io? Io, presa da mille lavori e mille trambusti, mi ricordo della pancia solo di notte, quando la fanciulla scalcia. Sembra battere sulle pareti del mio addome per dirmi <uè! mamma! là fuori è pieno di maschi … intendo stare appiccicata a te come una cozza per mesi, niente scherzi!>.

Ebbene, Piccola. Tranquilla.
Ti porterò ovunque nel marsupio con me, parola di bstevens.

NOTTI DI TARANTELLA

Ore 21
Sfatti di sonno, i tre Stevens junior vanno a letto.

Ore 22
Sfatti di sonno, io e Darrin ci regaliamo un casto bacio e RONF.

Ore 2am.
Due occhi enormi e spalancati irrompono nel buio. <ho seeeete!>. E' il POP-horror-picture-show.
Un minuto dopo, senza aspettare l’acqua, POP intrude sotto le coperte del lettone.

Ore 2.15am.
POP è steso in obliquo tra me e Darrin. Quest'ultimo sussurra un melodrammatico <addio!> e si sposta in camera verde.

Ore 4am.
PUK si sveglia di soprassalto per un colpo di tosse.
A domino anche gli altri.
Corro a piedi scalzi fino alla camera bleu inciampando in cumuli di ninjago, bay-blade e pezzi di lego. Prelevo PUK e lo porto nel talamo che una volta fu nuziale.

Ore 5am.
POP si lamenta perché nel lettone, con me e il fratello minore PUK, si sta stretti. Torna in camera sua, ma il suo lettino è occupato da Darrin. Allora sconfina nel letto di PIK, che fino a quel momento russava beato.

Ore 5.20am
PIK, infastidito dalla presenza del fratello, protesta nel lettone. PUK si risveglia, emette colpi di tosse da zitella isterica. Io lo sposto nel letto di POP.

Ore 5.30am
Darrin torna nel lettone e si espande a raggera.

Ore 7am
Quando mi sveglio, per l’azione di forze misteriose che agiscono nella notte, io sono sul divano del salotto.
Darrin è solo nel lettone.
POP è nel lettino con le sponde, legittimo giaciglio del terzo figlio. Mentre PIK, il primogenito, è tornato nel suo letto ma con PUK attaccato alle chiappe.

La signorina in arrivo in questa casa, anita-aurora-ines-ester-lea-palla, non sopporterà tutto questo per più di 48 ore. Dovremo andare subito in vacanza, io e lei, alle Hawaai.

CHOCOLATE-BRUFOLOSO E KITTY-GNOCCA

Due bambini alti un metro e un citofono incedono per strada.
Lei ammicca. Fa ondeggiare vezzosa una borsetta rosa sberluscente, e d’improvviso arresta il passo. estrae una mini-spazzola con sopra un gatto di nome kitty. si carezza la frangia sbattendo le ciglia, e riprende il suo cammino come una diva di Hollywood.
Lui avanza lì di fianco, guardandola di sottecchi solo qualche volta. mangia una tavoletta di cioccolato dietro l’altra, col ciuffo di sbieco e ingellantinato. Dalla tasca gli spunta una macchinina ferrari di cui lui va orgoglioso, e tra sé e sé ne ripete ossessivo tutti i dettagli: tubi di scappamento, modello turbine, qualità specchietti retrovisori.

Sono fidanzati loro due, così hanno deciso le loro mamme. Ma loro, una persa nel mondo dei gingilli e l’altro in quello della meccanica, forse non lo sapranno mai.

destra-BREE, sinistra-ANNIKA

A due settimane dal parto, il cervello mi si è spaccato in due.
La parte destra è in caduta libera deriva verso l’universo autistico di Bree Van De Kamp. 
Innocente vittima di una feroce 
sindrome del nido sposto scatoloni, pulisco scaffali, sistemo foto color seppia e divido maniacalmente tutto, ogni cosa nel suo contenitore <adatto>. Alle 17 in punto schizzo alle varie scuole, prendo manciate di infanti -miei ed altrui- e li accompagno alle discutibili attività cui io e le altre madri ipertese si abbiamo iscritti. Infine di sera, prima del meritato riposo, mi autoinfliggo paginate di O-mbrelli, U-va, E-liche ed A-iuole: in parte per insegnare a PIK le vocali e in parte per sfogare le mie ansie da prestazione.

A questo inquietante quadro si associa però la parte sinistra, delizia del mio essere, che fortunatamente nel tempo -EHM- libero si mantiene salda.
Grazie a lei sono Annika Bengtzon, la fickissima giornalista-detective dei libri di liza marklund, che lavora e si fa onore. Che schizza di qua e di là in bicicletta nonostante la pancia dove si agita la gramlin sul trampolino di lancio e raccoglie notizie, svela misteri e intervista tizi loschissimi scrivendo poi pezzi che potrebbero costarle la vita.
 
La mia definitiva deriva è vicina.
la parte sinistra e la parte destra, da qualche giorno, non comunicano più.

si chiama personalità bipolare?
disequilibrio da parto imminente?
ingiustificabile mattana femminile?
Sono affetta da un guazzabuglio di sindromi in questo periodo, ecco la verità. Un giorno o l'altro mi troverete riversa di fianco ad un tombino, sotto la pioggia, divisa cruentemente in due.

WELCOME BACK, DELICIOUS

‘ciao-sonoarrivatiIPIDOCCHIinclasse!!!-stop
nebulìzzatisubitoinTESTAquestospraydeterrente-stop
insommafaiqualcoOoOoOoOoosaAaAaAaAiUTOoOoOoO!-stop’

‘papà dov’è il tuo I-PAD? in valigia? lo prendo, eh? lo prendo, OK?’

‘mentre mangiavo la pizza e i wustel mi sono caduti due DENTI
ti ho lasciato da vedere, in cucina, la forchetta tutta insanguinata’

‘spada! COMBATTI!? papà! io vinco, tu pèdddi!? dai! dai! dai!’

Bentornato Darrin, dopo tre giorni di tua trasferta lavorativa.
E’, questa, l’accoglienza calorosa della tua famiglia.
lovelove,
B.

MISTERY ON BOARD

"allora PUK, hai capito finalmente cosa c’è dentro la pancia della mamma?"
"palla! sì! palla! sì! palla! sì!"
La forma ovaloide della mia protuberanza da circa 9 mesi trae in inganno il terzogenito, non particolarmente sveglio. Quando invece di un pallone da rugby verrà fuori la sorella, per il bambino sarà un coup de théatre.

LA MIA DROGA SI CHIAMA .. PICK UP

Fino a un mese fa non avevo dipendenze.
p
oi è iniziata la scuola elementare di PIK, e ho ceduto.
sono andata a prenderlo all’uscita una, due, tre, quattro volte.
Insieme a lui anche POP e PUK, e una masnada di loro amici.
una mera attività da chaffeuse che si consuma nel giro di un
quarto d’ora, dalle 17 alle 17.15, visto
che hanno sempre
impegni e attività post-scuola:
la festa, l’invito,
il calcio, il basket, il nuoto …
eppure.
Quel quarto d’ora al giorno è diventata la mia droga.

Lavoro fino all’1 di notte, se ho da fare, ma a quella parentesi
d'ebbrezza non so più resistere … sarà grave? Benedetto lavoro
non-più-fisso, che uno si organizza gli orari un po' come meglio
vuole …

VIVE LA FRANCE!

<tu sei matta>
<.. sei cretina>
<ti stancherai e avrai un parto prematuro!>
No-no-no-no, uccellaccio del malaugurio, alias Darrin.
La trasferta di 48 ore a Parigi con PIK e POP è stata super.
Anche perché in Francia le puerpere sono trattate coi guanti.
Si scivola sul velluto, laggiù, se si ha la panza enorme.

Ecco le chicche del nostro week end privilegiate, giusto per dire che val la pena:

-Il portiere del b&b ha deciso di sua iniziativa che la camera da me prenotata su internet non era comoda abbastanza; così senza alcun costo aggiuntivo ci ha spostato nella suite all’ultimo piano, grande come una piazza d’armi e con il vaso di fiori freschi sul tavolo. un lusso tale, mai visto.
-Al Bateau Mouche la folla ha formato un varco per farci subito passare, senza stress o fatiche d’attesa. Ci hanno riservato le sedie più comode, quelle esterne in prima fila, di fianco alla toilette, al comandante e al bar. acqua minerale gratis per tutti.
-Alla Tour Eiffel, dove una coda chilometrica aspettava per salire, la guardia -vedendoci- ci ha proposto di entrare in barba alla fila, passando avanti a tutti. Ovviamente non ho potuto rifiutare. 
- Eravamo appena scesi dalla torre che magicamente questa si è tutta illuminata. Spettacolo meraviglioso. In nostro onore, no? ça va sans dire.

Io e i gaglioffi siamo tornati da Parigi, stasera, con l’ego grande come un ippopotamo.

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LA CARICA DEI 101 (pipponi?)

Lunedì 12 settembre, ore 8.30
Centouno. Emozionatissimi. Tutti radunati nella palestra della loro nuova scuola elementare. PIK e il suo amico fraterno Tommaso, convinti di essere messi in classe insieme come da richiesta di genitori e maestre, vengono invece solennemente chiamati dalla Preside in due classi diverse.
I due sono poco allegri ma comunque tranquilli, i padri pure. Le madri invece – una in 'I A', l’altra in 'I C' – si impiccherebbero in cortile, pur di rimescolare le carte. Una delle due, in particolare, nelle venti ore successive martella talmente la segreteria della scuola che riesce a far spostare il figlio PIK dalla ‘C’ alla ‘A’.
Sniff.

Giovedi 15 settembre
“mamma, in cortile con i bambini della II B ho visto la Ludo, lovelovelovelove … aveva i jeans strappati, la maglietta bianca e un cordoncino rosso per tenere la sua coda di cavallo che è gialla come i raggi del sole. io volevo che lei giocasse con noi e quindi ho mandato il mio amico Michael a chiederle se veniva a fare le sfide di corsa ma lei ha detto <no> perché era occupata. Michi ha insistito, mentre io spiavo da dietro l’albero, lei si è arrabbiata e allora io son dovuto andare a scusarmi perchè Michi le aveva dato fastidio … alla fine quando siamo usciti dalla scuola lei non mi dava neanche la mano e parlava solo con i suoi cugini. Allora io .. io ero un po' triste, mammmma” 
Sniff.

Venerdì 16 settembre
“mamma, la maestra sul quaderno delle note ha scritto .. questo”
<Gentili mamme, vi pregherei di ricoprire tutti i libri di testo dei vostri figli con copertina trasparente, di apporre l’etichetta con nome e classe e di acquistare regolo quaderni cartoncini gomme grembiule temperamatite tovaglioli carta igienica zaini (…..), e di ritagliare le 200 lettere e i 200 numeri che troverete in mezzo al primo dei libri suddetti. Il tutto per domani. Grazie per la cortese collaborazione, la maestra>.
Sniff.

Lunedì 19 settembre
“mamma, alla ricreazione delle 10.30 a scuola i miei compagni giocano tutti con la trottola blade-blade. Solo io non posso, perché il blade-blade non ce l’ho”.
Sniff.

Martedì 20 settembre
“mamma, grazie per avermi comprato, ieri, il blade-blade. Però oggi un bambino della quinta classe me l’ha rubato e io non ce l’ho più .. di nuovo .. così all’intervallo non posso giocare con gli altri, devo rimanere in disparte a guardare”.
Sniff.

La <prima elementare> di PIK, iniziata 10 giorni or sono, mi crea misteriosi scompensi. Senza ombra di dubbio il primogenito Stevens è attrezzato per superare questi suoi primi piccoli ostacoli … ma … io … che con gli anni sono diventata … più molle di un burro sciolto?
Dei micro-eventi dei giorni scorsi, che Darrin liquida con un “ma sei scema? è la vita!”, non saprei quale mi ha colpito (ed affondato) di più. Sniff, snifff, sniffff, snifffff.
PERBACCO.

CUOREMOSCIO E GULP

Lunedì, ore 8.30
Strabuzzo gli occhi. Non posso crederci. Un bambino incede per strada completamente nudo.
Sulle spalle ha uno zaino ma è vuoto, afflosciato su se stesso, lo sguardo è mogio, cerca qualcosa: <dov’è il mio astuccio?>, mormora. <e il grembiule? la penna? il quadernetto? la maestra mi sgriderà, non ho niente a posto> <e poi non sono neanche in classe con il mio amico migliore, sono nella I-B … da solo … tutto da solo …>

Il bambino nudo scoppia in singhiozzi.
Una donna affannata gli corre dietro, cerca di coprirlo con due stracci e implora il tabaccaio di recuperarle una bic, un bloc-notes, una specie di fodera che somigli ad un astuccio .. ma ormai è tardi, e lei lo sa. Il bambino sarà segnato per sempre.
Il primo giorno di elementari è stato un disastro.
Tutta colpa della mamma disorganizzata e fannullona.

Oddio!
Mi sveglio sudata, di soprassalto.
Mancano 3 giorni all’inizio delle scuole, PIK andrà in prima elementare. Lui è tranquillissimo, pure i fratelli e il suo legittimo padre. Com’e’ che invece io rischio l’infarto dall’emozione? Sono la solita cuoremoscio. GULP.

LAGUNARI CONSIDERAZIONI

Probabile, anzi sicuro, che La Repubblica fornisca a Natalia Aspesi cospicue dosi di cocaina, per farla resistere a dieci giorni di festival del cinema a Venezia. Io dopo 72 ore sono già stanca morta.
Mi aggiro per la laguna con sguardo vitreo e pensiero confuso, metto insieme storie e paesi che non c'entrano nulla l'una con l'altra, un momento mi immedesimo nel tizio catatonico di The exchange e l’attimo dopo, al  film di Ferrara, mi convinco che la fine del mondo sarà DOMANI.
La mia anima sgualdrina, peraltro, non cava soddisfazione alcuna: George Clooney è sparito tra le nebbie senza degnarmi di uno sguardo, Scamarcio era pappa e ciccia con la Golino, Mastrandrea andava di fretta e Filippo Timi invece che baciare me, sul tappeto rosso, si è avvinghiato alla Pandolfi. Roba da matti.
Infine la sala stampa, che dovrebbe essere luogo di ameni rendez-vous tra colleghi è invece, fino a tarda notte, palco da film horror: un esercito di scribacchini con le ciglia incollate ai monitor  digita frasi ossessivo-persecutorie da Shining, in un clima alieno in cui le vite degli uomini per giorni e giorni sono sacrificate a quelle dei personaggi dei film.

<Com’è a Venezia?> – mi chiedono Darrin, amici e parenti. <Figata!> – rispondo io. Ma ne son davvero convinta? L’anno prossimo o chiedo chi è il pusher della Aspesi, oppure seguo il consiglio di PIK: “mamma, ma vieni a Milano, no? che devi badare alla gatta”.

STORIA DI UN OTTOVOLANTE

In principio c’è il paradiso, e dura circa 432 ore.
Ci si ama tutti, in quel lasso di tempo: i due coniugi, i genitori e i figli, i fratelli tra loro.
Giorni e notti in comunione completa paiono una benedizione, limiti e ruvidità di ogni componente della famiglia si riducono a quisquilie, l’armonia regna sovrana e compromessi o fatiche del vivere insieme non si notano quasi.
Si dorme tutti in una stessa stanza, si mangiano avanzi gli uni degli altri, ci si rotola sui letti, si canta, si balla, si gioca e si ride senza uno screzio, senza un attrito, senza l’ombra di un neo.

L’estasi è col marito (ddddddio! come farò, nei lunghi mesi di inverno, a incrociarlo solo di sfuggita la mattina e la sera tra un nido e una ninna nanna?), coi figli (ma li ho partoriti proprio io, questi tre che sono i più ficki del mondo?) … persino coi lavori domestici (rifare i letti, sterminare le formiche che assediano le briciole lasciate dai figli, caricare e stendere lavatrici, cucinare e rassettare … che opere creative, le amo!).

Poi però, al giorno 19, ora 457, furtiva e sottile, si insinua una crepa. È’ la fessura che ti riporta al tuo essere “fuori” dai ruoli di casa, tu a tutto tondo, ecco. dov’è il tuo benedetto silenzio, diamine? Non sei mai sola, nella vacanza di famiglia, nemmeno alla toilette. Non hai una scrivania tua, un computer, un collega al fianco; manco uno straccio di mistero per le tue indagini da detective.
Il lavoro, il cinema, i post-it, la bicicletta, le uscite di sera, gli spritz, gli amici e le amiche … Dov’è il tuo mondo? te ne sei portata dietro solo una parte: quella di casa.
- E il resto?

Al giorno 20 ti è chiaro: la vacanza di famiglia, con le strette (strettissime) convivenze che comporta è un idillio solo entro certi limiti di tempo, 3 settimane: oltre quelle gli afflati amorosi si alternano pericolosamente a quelli omicidi.

Al giorno 26, ora 625, torni in città: e compresa tra lavoro, nido, scuole, famiglia, interessi, amici, spedizioni e corse per tenere insieme tutto, te la godi.
“Finalmente ritornati alla norma, ognuno con le proprie gabbie e le proprie libertà!”, ti ritrovi a pensare.

Ma al giorno 34 sogni con qualche nostalgia l’acqua del mare.
Al giorno 35 rifletti a quanto tempo potevi dedicare ai figli, croce e delizia della tua vita da adulta, via da Milano.
Al giorno 36 consideri come ti manca il marito, che ha ripreso a spron battuto il suo lavoro e non è più tutto esclusivamente per te.
E al giorno 37, ora 888, cioè adesso, vorresti ricatapultarti al clima fusionale e stretto che respiravi in vacanza, e daresti non sai cosa per parlare di nuovo tutto il tempo di mostri, <signorine Rottermauz>, <inkubot> e <isole-di-lele>, con il buffo lessico familiare che nessun altro capisce.

(… ma domani? tu cosa vorrai domani, bstevens, femmina bandieruola che non sa da che parte è la sua vita, oppure con la vita divisa tra tutte le parti?)

UN MARE IN MEZZO

Cinque fenomeni contrapposti distinguono me e Darrin, ogni volta che ci troviamo in Grecia:

- Lui trangugia tonnellate di pita e saganaki ma le sue chiappe si asciugano giorno dopo giorno. Io invece mi nutro di cipolle, cetrioli, coca zero e big bubble – eppure alla fine della vacanza ho palloni aerostatici ovunque.

- Lui dall’attimo stesso in cui atterra in suolo greco si proclama RDL, Re-Della-Lievitas: lo zaino non dev’essere essenziale -dice- ma nullo. Io invece già parto previdente, e mi zavorro via via. In due settimane ho acquistato 3 secchielli, 3 palette, 3 annaffiatoi, 1 pareo e 4 coccodrilli gonfiabili da cavalcare in acqua (uno destinato a me medesima). Sobrie e morigerate compere agli occhi di chiunque, tranne che a quelli di mio marito.

- Lui in vacanza viene preso da anomalo attivismo, un moto perpetuo che non si placa mai. ‘perché non andiamo.. lassù a scattare una bella foto?’ – dice indicando una chiesetta arroccata a 1000 gradini da noi, mentre siamo distesi sulla spiaggia più placida del mondo. PIK e POP, dotati di batterie speciali, ormai lo seguono senza batter ciglio.  invece io e PUK (mio complice, ancorché xy), fingiamo di svenire o defungere, pur di non partecipare a queste imprese.

- Lui la sera, nel mettere a letto i tre, narra storie trucissime, con cavalieri e avventure al limite dell’incubo. e loro pendono dalle sue labbra, coinvolti ed eccitati. Io sostengo invece che gli effetti di questi spaventi li vedremo poi - nell’adolescenza, ad esempio, quando ci pugnaleranno con ferocia tra le costole. Edulcoro quindi tutte le mie storie della buonanotte: li annoio, ma li addormento all’istante.

- Lui in vacanza toglie ogni filtro alle emozioni, passa senza avvertire da uno stato d’animo all’altro: ora è uno zucchero, subito dopo un ruggito di tigre. Io no: qui mi fa fatica persino litigare. 
Il mio massimo della ritorsione è il silenzio, che peraltro dura il tempo di uno sternuto. al primo ‘maamma-aaaaaaa, ho fatto la cacca, mi vieni a pulire?’, rispondo ‘ohh no, arriva papà’ e, nel vederlo correre in bagno con il libro in mano e il batacchio al vento sono, nel mio meschino piccolo, già soddisfatta …

HORROR TRIP

Una scatola di latta grande come una camera d’albergo si libra nel cielo. Sulla coda ha la scritta <Rainbow Airlines> e i posti, accozzati uno all’altro, sembrano montati con lo sputo. Ci sono italiani, spagnoli, tedeschi: tutti i passeggeri, al decollo, hanno gli occhi sbarrati e la schiena incollata al sedile; subito dopo, quando il mini-aereo fende le nuvole e barcollando procede verso le isole greche, chi non vomita sta immobile a fissare un punto indefinito all’orizzonte.

Tra la folla riunita per quella temeraria prova del destino si individuano solo tre bambini: uno, anni 6, eccitatissimo, non stacca un attimo gli occhi dal finestrino e ad intervalli irregolari urla ‘roccia!’ ‘nuvola!’ ‘onda!’; un altro, anni 4, dopo ogni vuoto d’aria sbotta: ‘insomma, quando è che gli alieni la smettono di colpirci coi meteoriti?’; l’ultimo, in mise promiscua – pannolino, canotta, elegante mocassino e capelli da bomba scoppiata in testa – a pochi metri da terra aveva già imparato, nell’ordine: a slacciarsi la cintura di sicurezza; a percorrere il corridoio avanti e indietro palpando le cosce alle hostess sul suo cammino; a raccattare dai passeggeri ogni genere di conforto disponibile, ancorché masticato o in briciole.

Ad un certo punto, profittando del relativo trambusto, si palesa un tizio con aria da intellettuale scappato di casa e occhiali spessi come bottiglie di birra: "siete in cinque, giusto? ma uno – quello piccolo – non paga il biglietto. se la logica mi assiste, dunque, avete diritto a 4 posti. occupate invece due file da tre".
Lo guardo interrogativa: cosa vuole questo qua?
"Posso sedermi qua in mezzo, tra lei e suo figlio, proprio qua dove al momento sono appoggiati zaini e giornali? o magari là, in mezzo tra suo marito e l’altro bambino?"
‘…’
".. e quasi quasi, già che ci sono, posso chiederle di stare io dal lato corridoio?"

Le mie orecchie virano subito al bordeaux, iraconde: "per il corridoio non se ne parla – dichiaro -: ho la pancia, non vede? devo andare alla toilette ogni 60 secondi. quanto a sedersi in mezzo a noi .. lei così  spezzerebbe l’unità della famiglia. ci sono altri posti liberi sull’aereo" (e ora, se capisce l'italiano, si levi di torno, inopportuno seccatore. torni da dove è venuto!)

Lo sguardo della talpa si fa improvvisamente sinistro. un lampo gli si accende tra la pupilla e la lente dell’occhiale. e forse mi avrebbe sferrato un pugno cui avrei volentieri risposto con un calcio nelle chiappe se non fosse intervenuto faccia-di-chiùlo-Darrin: "ma si, venga pure qua, mi sposto io". E così ci siamo trovati per tutto il viaggio l’intruso, come separè tra una parte della famiglia e l'altra.

Cosa, in questa nostra strana coppia, spinge Darrin ad essere così accomodante e me ad essere così truce? Una strana bilancia amorosa dei caratteri?

…. YAHOOOOOO!

Un uomo visibilmente su di giri schizza da un lato all’altro della casa, col capello rizzato a torre di controllo. Ritenendo forse di incutere terrore, sibila imperioso: ‘costume!’ ‘infradito!’ ‘tanga!’ ‘videocamera!’, e visto che nessuno se lo fila corre a ravanare da solo tra gli armadi. Tempo cinque secondi ed è già altrove: ad avventarsi con ferocia sulla valigia sigillata ore prima dalla moglie. La spalanca e tira fuori tutto. ‘questo no, nooo, noooo! manco questo! dobbiamo stare leg-ge-ri, leg-ge-ri, leg-ge-riii!!’. Dopo aver eliminato due terzi del contenuto del bagaglio richiude e, sfinito per l’impegnativa selezione, affonda sul divano dove trova nell’ordine:
- una balena spiaggiata che divora cracker.
- un rimbesuito di 6 anni che gioca a <gare> con l’i-pad
- un burlone che mostra il suo zainetto da viaggio chiuso con lo scotch (astuto éscamotage per evitare le cesoie del vaglio paterno).
- un innocuo coi riccioli biondi sparsi sul cuscino, l’occhio a mezz’asta per il sonno e i polpacci nudi che paiono birilli.
- una gatta melanconica che sventola il fazzoletto in segno di saluto: per dieci giorni verrà affidata all’affittuario piazzato a casa nostra in virtù dell'economico modo di far le vacanze incrociate, scambiandosi gli appartamenti da una parte all’altra del globo.

Gli Stevens sono pronti a partire per il profondo Mediterraneo : nella solita formazione goffa, raffazzonata e improbabile - se gli va bene arriveranno a Rozzano, prima di iniziare a perdere pezzi.

HEIDI COL PUT

‘bambini, non fate gli schizzinosi’
‘…’
‘avanzate nello sterco, che sarà mai un po’ di .. sporco!?’
‘…’
‘mungete la mucca .. fa niente se la stalla puzza da matti”
‘…’
‘che bei maiali, rotolatevi anche voi nel fango, coraggio!’
‘…’
‘non vi spaventate, è solo un grugnito, uhhh!  …. un altro ..’
‘…’
‘date l’erba ai conigli, ahi che male al dito strnzs .. carrrino ..’
‘…’
‘ed ora saltate nel fieno misto a terra e fango e mosche!”
‘…’
‘ … com’è bello qui, bambini … ’

Non ho un animo bucolico. Non ce l’ho proprio per niente e dopo la visita di oggi alla fattoria del contadino Hansen, mi è chiaro del tutto.
Se ho finto di gioire dinnanzi a puzzo, sterco, mammelle caccone, maiali grugnenti e secchi sporchi per raccogliere il latte (una lavastoviglie, in stalla, non ce l’hanno?), è stato solo per trasmettere ai miei figli qualcosa che io non ho: l'amore verso le declinazioni <spinte> della montagna … bleeeahhh !! 

PIK E MUCCA
rr 052

33 ORE, 43 MINUTI E 12 SECONDI

Da: b@stevens.it
A: darrin@stevens.it
Ogni sera, alle 20 sbircio la porta del residence. vuoi mai che si schiuda. che tu abbia deciso, di ritorno dall'ufficio, di fare una scappata quassù tra le malghe, a salutarci. in fondo sono solo quattro ore di viaggio, no? e invece non vieni mai … 
Non so come fanno quelle coppie che non vivono nella stessa città. dicono ci si abitui, dopo un po’, che per molti versi sia addirittura più facile, ma secondo me si perde troppo.
Venti giorni da mamma-single sono bastati e avanzati, al mio animo orso. spicciati a venire a riprenderci, o mi trovo un altro fidanzato: non posso continuare a consolarmi solo con crauti e pagnotte, lo capisci anche tu. ti aspetto in guépierre, un po' stretta per via della pancia.

tua,
Annika Bengtzon
 
Da: darrin@stevens.it
A: b@stevens.it
I primi giorni me la son goduta, a Milano da single, con tanto lavoro e gli amici e il silenzio a casa. ma ora non ne posso proprio più! mancano 33 ore, 43 minuti e 12 secondi, al mio arrivo in Trentino, e non vedo l’ora di ripartire tutti insieme per la Grecia.
Preparatevi, perchè fino a settembre non vi mollo più.

tuo,
Guido Guerrieri

FANTASIA AL POTERE

Farli marciare e rigar dritto, questo è il trucco.
Loro tre sono un drappello, e io l’inflessibile capo.
Crudelia Demòn.
Mangiate!
Mettete via i giochi!
Sparecchiate la tavola!
In camera!
Mettete il pigiama!
Lavatevi i denti, il pistolino, le orecchie e le piante dei piedi!
Se non ubbidite subito, dei vermi puzzoni vi invaderanno i letti.
Ed ora … via i vestiti .. ohhh-hopp. Riponeteli nell’armadio.
PIK, POP, PUK, a rapporto, ho detto!
Avanti l’antibiotico, tutti.
Adesso l’aerosol … e lo sciroppo.
La storia. Quale volete?
Le coperte.
Dormite piccoletti. Senza proteste.
Altrimenti vi appendo al balcone .. a testa in giù!

Per sopravvivere sui monti con tre figli e mezzo occorre avere un discreto delirio di onnipotenza. Poi vedere la realtà distorta e deformata. Vivere mezzo di fantasia. E credere quel che non è, senza farsi venire il minimo dubbio.

Mi pareva di aver stabilito una ferrea disciplina, infatti.
Compiti precisi, svolgimento regolare, ordini incontrovertibili.
Ritmo, velocità.
Efficienza.
Fetore di montagna, anarchici buffet e salute quasi di ferro a dispetto del meteo umido e meschino.
Figli ubbidienti, esemplari, scattanti, biondi, propositivi.
Ehm.
E allora com’è che il quadro dipinto da Darrin, calato qui tra le malghe nel week end e già ripartito, suona così diverso?

- Fisicamente siete ridotti tutti a dei catorci!
-
Alimentazione sballata, sballatissima. tu, B, ingerisci abnormi dosi di crauti e zitronen-limonade. PIK mangia soltanto pasta scondita e gelato. POP kiwi, speck e crostini, senza zuppa. e PUK dal buffet preleva nutella pranzo, cena e colazione. Ti par possibile?
-
I tre sono diventati dei selvaggi! unghie lunghe, cibo a sverza, orari mobili… regna l’anarchia, non è chiaro chi comanda. o meglio, nessuno si prende la briga di comandare, qua. Siete vicini all'implosione.
- La Heidi che hai in pancia, Anita-Aurora-Palla, scalcia come posseduta dal demonio.
-
Nella camera del familien hotellen pare sia scoppiata una bomba. Che dico, 8 bombe. Cuscini nel pattume, mutande alla toilette, lego dentro il water, carte di Big Bubble e mosche morte tra gli asciugamani .. B, sono seriamente preoccupato. Ce la farete, un’altra settimana senza di me?

Ora che lui è ripartito, però, ho re-infilato gli occhiali deformanti.
Nessun problema, dunque.
Le giornate scivolano via da sole, la vacanza fila a meraviglia.
Via con le maglie molto larghe, adelante in scioltezza.

Io mi sento di nuovo Lara Croft.
E un Grande Capo con i figli, inflessibile e severissima.

Ho ricominciato il mio libro di Liza Marklund, peraltro: dopo le 22 mi trasformo in Annika Bengtzon, detective e cronista di punta de La Stampa della Sera.
Mica posso perdermi in dettagli, io.
Ho delle missioni notturne per cui lavorare, se ve lo posso dire. Partirò presto per la Spagna, dove devo sventare un traffico di cocaina e mafia e anche incontrare il mio amante Niklas Linde, quello sfuggente e torbido, con le braccia nere e abbronzate come il carbone. Staremo insieme e … 

AAAAAARG! PUK! COSA CI FAI DENTRO ALLA FONTANA DEL GIARDINO !?!?!!!! ESCI SUBITO DI LIIIIIII O IO …: O IO … !!!!!

FANTASIA AL POTEREFANTASIA AL POTERE

TELEFONATE-INTERRUPTE

"B, amore mio, ciao"
"Darrin, amore mio, ciao"
"Come stai?"
"Tutto bene. E tu, come stai?"
"Tutto bene"
"Cosa fai?"
"Partita a ‘UNO’, temibile gioco di carte in cui prima o poi PIK incastrerà anche te, giro tra conigli e mucche, piatto di speck e crauti. e tu?"
"Ufficio, riunioni a raffica, cena in dieci sul terrazzo di paolone e infine a letto, lettura dell’ultimo giallo svedese"
"Ah"
"Non vedo l’ora di riaverti al fianco, biotta, tra le coperte"
"Non vedo l’ora di riaverti al fianco (per riposarmi) ehhm biotto tra le coperte"
"Ci sentiamo domani, eh, amore mio"
"Ci sentiamo domani, si, amore mio"
CLICK.
CLICK.

SELVAJJEN-ABENDESSEN

Ore 18.45, sala apparecchiata

TAVOLO A DESTRA: Un riccio alto come un citofono, seduto su un trespolo, si rovescia addosso una ciotola piena di gelato; dalla maglietta ne raccoglie un tot sul cucchiaio e lo spara dritto sulla tenda. Un biondino con l'aria da Mortemor si infila un etto di patatine in bocca e le mastica rumorosamente; ogni tanto, inoltre, solleva il piede quasi ad altezza tovaglia dicendo <ehi! ho un sasso nella scarpa!>. Un terzo, quasi sdentato e clone di Asterix, tiene in mano due cosce di pollo: un'altra gli spunta tra le gengive, fatta a brandelli.
In mezzo a loro, quella che fino a qualche giorno fa era una donna: capello sparato in testa, maglia padellata, ventre a palla e occhio iniettato di sangue si avventa libidinosa su una cupola di crauti olio e limone.

TAVOLO A SINISTRA: tre bambine quasi identiche tra loro, con capelli biondi che paiono di seta, perfettamente stirati e lucidi, siedono composte. Idem i genitori. Nel piatto hanno razioni morigerate che loro forchettano con garbo, scambiando giusto qualche parolina in tedesco. Sono il ritratto della quiete e della buona educazione. amen.
((Però se la godranno meno, no? - GASP!)).

ESILIO TANTO PER DIRE

DRIIIIIN!  … Waka-waka-eh-eh … DRIIIIN!

“dottoressa B? sono l’addetto stampa del colosso Eniorp”
“ohh buongiorno (cosa vuole? parli in fretta che ho un impegno: devo tuffarmi in piscina, sul coccodrillo verde)
“sento come un rumore di sciacquone. sta bene?”
“certo. dica (oppure riattacchi e NON mi richiami in orario di ufficio, ma dopo le 21 quando i tre dormono)
“insomma volevo proporle uno scoop per il giornale, su centrali elettriche che bla bla .. e poi bla bla …”
“mi interessa. ma .. ehm. ora sono in riunione e .. non ho molto tempo per prendere nota”
“sembra dell’acqua, quella che ha intorno”
“acqua? lei è pazzo. sarà il rumore delle penne dei colleghi che scrivono (razza di impiccione! l’ultimo dei miei figli sta annegando, mentre noi siamo qui a cincischiare)
“insomma si applicherà al caso o no? io non ci metto niente a passare la notizia al Corriere Concorrente”
“sono … sono pronta, certo. ma ho un’idea geniale! perché non mi scrive una mail? così quando ho finito con -ehm- il lavoro mi getto su questa storia” (o così, o non se ne fa niente. le ho fatto ben capire, mi pare, che sono presa. il primogenito pretende i miei voti sui suoi tuffi, il secondo corre sul bordo della piscina e in un nano-secondo volerà a terra, il terzo forse è già annegato ..) 
 
Da qualche giorno mi trovo in esilio sui monti in compagnia di PIK, POP e PUK. il familien hotellen che Darrin, rimasto a casa perché <dio! quanto lavoro che ho! devo persino andare a londra parigi e stoccolma per delle riunioni>, si è premurato di prenotarci prevede:
- colazione 7-8.39, pranzo 11-12.30, cena 18-19.30, con buffet a base di crauti, speck e ravioli alle erbe, sempre uguali a se stessi.
- attività organizzate per i più grandi: fattoria, minigolf, gara di pittura e di ‘UNO’, arrampicata sugli alberi e salta-salta.
- attività prevista per il più piccolo: clownerie della sottoscritta alternata a giri, sempre con me,  tra mucche e conigli.

Tutto sarebbe perfetto insomma – se il resto del mondo, a Milano, non fosse al lavoro. Per mantenere un briciolo di reputazione giornalistica fingo di essere anche io ancora stabile al desk, in pieno fermento.
E così felicemente, ma stancamente, mi divido: di giorno figli, di notte e fino all’alba, articoli.
Una cosa è certa: dall’1 agosto, quando arriverà Darrin e partiremo tutti insieme per lidi lontani, lui farà lo sguattero e io la Principessa.

STRUGGERSI (?) CON NONCHALANCE

‘pronto ciao mamma, ho fatto i tuffi con tommi da molto in alto, e anche largo, e poi abbiamo pescato un granchio piccolo che ha spaventato il signore e lui ciccione si è alzato in piedi e ci ha detto <via>, ma noi tanto non avevamo paura!’
‘…’
‘ciao mamma non posso telefonare con te perché devo iniziare la com-battaglia e poi devo andare al mare con le canne e le reti e lori e … ciao’
‘…’

eh!?! PIK e POP, i due ‘grandi’ di casa, sono da quattro giorni al mare dai loro amici tommaso e lorenzo. e mentre io e Darrin, pur sostenuti dal riccio terzogenito rimasto con noi a casa e distratti dagli intensi ritmi di lavoro, ci struggiamo comunque di canaglia nostalgia, loro paiono navigati e autonomi, senza pensieri nè ombre. 
io mi sono convinta di una cosa: di certo soffrono molto, i due, perchè noi siamo lontani. 
di sicuro ci invocano ad ogni piè sospinto, a ogni tuffo, a ogni battaglia, a ogni cucciolesco gioco di branco, a ogni piatto di trofie al pesto.
solo, non ce lo danno a vedere per non farci preoccupare.

 

(comunque oggi è l’ultimo giorno. ce li andiamo a riprendere,
tiè !)

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