FAMIGLIA MASCHIA

A volte perdo la trebisonda perchè mi sfondi i timpani
con la musica a palla – e però, se leggi o guardi Report,
non deve volare mosca.  e poi mangi come un bove, odi
i programmi  a lunga scadenza e nel week end  vorresti
solo riposare.  Tuttavia senti, mi stai simpatico Darrin,
e con te ci sto bene perché sei matto e sbrindellato
come me. e sei l’unico che mi capisce al volo,
inoltre.

A volte perdo la trebisonda perchè sembra difficile
trascinarti via qualche giorno da solo con me e i nipoti
- e però ti fai super vacanzoni con Livia-scarpe-a-punta.
e poi pensi sempre di aver ragione tu e hai la sensibilità
di uno schiacciasassi. Tuttavia senti, sei l’unico papà
che vorrei, perché non ti stufi mai di insegnarmi
e mi sei vicino, nel modo “nostro”.

Alle volte perdo la trebisonda: perché sei permaloso e
spesso metti la forma davanti a tutto, anche alla sostanza;
e perché a dispetto della logica e dei sentimenti non ti sposi
con Polvere di stelle, né convivi: scegli di rimaner barricato
dietro ad uno status di single che non ti appartiene più.  E
tuttavia ti sono legata e grata, zio, perché mantieni vive
le memorie di famiglia. In te rivedo le mie radici, e
anche la mia mamma.

Alle volte perdo la trebisonda: perché siete casinari
e faticosi. ma voi, ormai, siete parte di me, Pik e Pop,
e quando diventerete più grandi e vi staccherete un po’,
mi mancherete.

Ecco, era solo per dire che una famiglia tutta maschia
non è niente male. bisogna solo abituarcisi: come a tutto,
del resto.

LA PSICHIATRA ZUT

‘suo marito non ha mai fatto uso di droghe, vero?"
‘che domande, certo che no! a parte qualche canna’
‘prego?’
‘dico una canna al mese, così se capita, con gli amici’
‘l’orecchio mi trema, B. orrore. e lei come fa a tollerarlo?’
‘a dire il vero non ci ho mai pensato. non.. non credo mi
disturbi’
‘pensi se beccasse suo figlio con una canna. dovrebbe
lasciar correre, perchè il padre fa lo stesso. mi creda.
questa è una jattura. creerà tensioni in famiglia’.
eh?

‘mia nonna era del 1901 e lavorava in un brefotrofio..’
‘e poi adottò una bambina, mi dice, anche se era single’
‘sì sì, mia zia.  aveva i boccoli biondi e la chiamò subito
<mamma>’
‘poi la nonna incontrò il nonno, si innamorò, lui la sposò
e riconobbe la bambina. 
‘proprio così’
‘questa storia non mi pare verosimile. ha mai pensato
che sua nonna possa essere rimasta incinta e per evitare
lo scandalo abbia raccontato della bambina in brefotrofio?’
eh!?!

I colloqui settimanali con la psichiatra ZUT, integralista e
e mormona, creano sempre il panico. B, suggestionabile a
manetta, settimana scorsa ha pregato Darrin di non fumare
mai più una canna, mai più, nemmeno per sbaglio. oggi ha
interrogato suo zio
sulla moralità della nonna defunta.

I familiari, attoniti, si chiedono quale sarà l’argomento
della prossima seduta da 60euro cad.

IMPEGNI TRASCENDENTI

“Mamma, perchè  in questi giorni  mi porta
sempre papà a scuola e quando io mi sveglio
tu non ci sei?”

‘tesoro perchè io ho il turno dell’alba in redazione,
sai che a volte capita. settimana prossima è meglio’
ma però  in questi giorni ritorni che è già molto buio,
che io ormai dormo e che tu mi fai le coccole che
io non me ne accorgo neanche, mamma’

‘Pik, snervetto,  in questi giorni, dopo il lavoro,
sono andata a trovare tuo zio, che è poi mio fratello’
‘ma ora il suo dito che era un po’ spaccato come sta?’
‘no.. lo zio è ancora in ospedale per il taglietto al pollice’
‘ah. e lui gioca tutto il giorno con tutti i suoi amici nuovi?’
‘mah, insomma … sì, le persone che sono in reparto’
‘e fa tutti i giri sull’ambulanza, lo zio, velocissimo?’
‘beh, ehm.. no, si … non con la sirena, però’

‘ah. e … e a lui gli portano la colazione a letto?’
‘si Pik, negli ospedali funziona così, uno si riposa’
‘ma il nonno lo va a trovare sempre e gioca con lui?’
‘certo, cipollo. e anche io, appena posso, e anche…’
‘chissà come vi divertite tutti insieme, mamma!’

Le giornate appena passate, pesanti e faticose,
possono persino sembrare giostre del  luna park.
dipende, come spesso succede, dai punti di vista.

LA NAVE DEI PIRATI

"il mio nonno Enzo sarà il lavapiatti”
“…”
“il nonno Umberto sale sull’albero maestro”
“…”
“lo zio Antonio è il capitano che fissa l’orizzonte”
“…”
“la zia Livia mette tutti a letto quando diventa sera”
“…”
“Paperino, Pippo e Clarabella sono i tre cuochi”
“…”
“…”
“ehm…”
“…”
“e la mamma?”

“lei sarà una mosca che vola sopra alla nave”

Perché le donne fanno sempre una domanda di troppo?

BOTTA DI CALDO

“mamma, al mio papà gli piacciono i film e la musica"
“è vero tesoro”

“… al mio nonno gli piace guidare forte”
“proprio così, gasp”

“all’altro nonno gli piacciono i libri e poi i cavalli”
“si ma… “

“.. e la nonna dell’altro nonno mi promette le cicche”
“cicche?”

“sì poi livia-scarpe-a-punta fa i massaggi al piede”
“eh?!”

“.. e lo zio tònio mi fa vedere i pescecani”

Siamo di fronte ad un bambino di tre anni che delira.

SIETE LIBERI, PER CASO…?

Darrin ha preso il suo zaino, ha fatto  ciao ciao
ed è partito alla volta di Amsterdam, per un week
end di follie programmato da tempo coi suoi tre
amici di sempre.

Per superare indenne le quarantott’ore sola con
le due belve  B ha fatto un piano preciso, partendo
dalla seguente considerazione: il rapporto 1:2 può
essere molto pericoloso. Cercare alleati, STOP.

Quindi:
- ha promesso a tutte le sue amiche senza figli
che passerà finalmente a salutarle, sto week end.
Come ovvio ha dimenticato di dire che dietro di lei,
in fila indiana, entreranno  in casa due nani pronti
 a smontare  pezzo pezzo ogni suppellettile che
verrà  incautamente lasciato sul loro cammino.

- ha impietosito lo zio nobile, che non ha figli e
rabbrividisce all’idea della gestione combinata di
due pesti, figurandosela più faticosa di quel che
è in realtà. Lo zio ha acconsentito a prestarsi
un paio d’ore, domattina.

Gli è stato ordinato di armarsi fino ai denti e di
prepararsi a combattere con  il Cavaliere Pik. In
alternativa, gli è stato detto, potrà condurlo per la
ventesima volta al museo  di storia naturale, per
la trentesima a vedere i treni di Cadorna o per
la centesima a Linate – a sua scelta.

- infine ha tentato di convincere le mamme degli
amici di Pik a non partire, questo week end, "tanto
è prevista pioggia".  Ne ha ricavato solo un invito
per merenda, non  troppo convinto peraltro (“se
restiamo a Milano ma .. dubito”).

B ritornerà all’attacco domani, con un metodico
recall a tutte le possibili vittime.

BE QUIET, UNCLE TONY

In questa fase, appena cominciata ed auspicabilmente
breve, ci sono  due parole che Pik e Tommaso  ripetono
 molto spesso. Due parole che li eccitano, li divertono, li
fanno sentire ribelli e trasgressivi:  “cacca” e “puzza”,
in tutte le loro raffinate declinazioni.

Arginarli, quando i due cominciano, è come arrestare
un fiume in piena o fermare una valanga. B non ci prova
nemmeno. Chiude gli occhi, tappa le orecchie ed aspetta
pazientemente  che i due finiscano  di sciorinare tutto il
repertorio. “cacca”, “cacchetta”, “puzzone”, “puzzolo!”
 e giù, a ridere.

Ieri Pik si è esibito anche di fronte allo zio nobile – un
personaggio d’altri tempi, sempre impettito ed elegante,
che probabilmente sentiva quella fila di vocaboli per la
prima volta in vita sua.

Lui si è irrigidito come il tronco di una quercia, con
le orecchie che viravano rapidamente al paonazzo e
la bocca che tradiva un certo disappunto. “mmmh…
che succede al fanciullo?”, ha bisbigliato.

“Tranquillo zio”, ha minimizzato B. “E solo una fase,
poi passa”. Ma lo zio nobile, visibilmente scosso, ha
preferito tagliare la corda.

TRE SPALLE ALL’IMPROVVISO

Ci sono persone che di fronte alla paura si confidano,
cercano appoggio e conforto. Altre che ammutoliscono,
scappano e rimuovono. Il papà di B, tipico pesci, è del
secondo tipo: un colpo di pinna e via, parte da solo.

B ha scoperto per puro caso che stamane aveva una
scintigrafia al cuore: esame- routine, semplice controllo,
ma dopo coronografie ed angioplastiche varie .. perché
non dirlo? Se è per non pensarci, vada pure. Ma se è
per non far preoccupare, l’effetto che si ottiene è
l’esatto opposto.

Questo pomeriggio, ad aspettarlo fuori dall’ospedale,
c’erano sull’attenti B, lo zio nobile e Livia-scarpe-a-punta.
Quando li ha visti, il papà di B ha fatto il suo solito mezzo
sorriso e ha portato la mano alla coppola, in un gesto di
saluto che diceva pfiuff, è andata bene: Non sembrava
stupito fossero tutti e tre in fila lì, “per combinazione”.

STRATEGIA A PUNTI

Per non soccombere al week end sola coi due tappi,
B ha attuato  in extremis  una precisa strategia a punti.

- ha fatto gruppo:
si è appiccicata come una cozza a tutti gli amici con figli
che girovagavano per la città – in particolare a Paolo e alla
sua biondissima bambina Lilo, capace di neutralizzare
Pik con un sorriso e un battito di ciglia.
 

- ha chiamato a rapporto lo zio nobile, che non ha figli
e per la nipote è quasi un secondo papà:
a 65 anni suonati, lo zio è agile come uno stambecco.
B l’ha armato fino ai denti e poi, senza pietà, l’ha gettato
nell’arena, a combattere con Pik.  Il tappo, dopo la lotta,
era talmente stanco che ha dormito per tre ore di fila.

- ha organizzato una furbissima gita al parco di Palestro:
il poppante, tutto preso a guardare anatre, pony, scoiattoli
e querce secolari, è rimasto immobile dentro al passeggino,
per ore, con gli occhi sbarrati e le mani cicciottelle serrate
a pugno. A quel punto, occuparsi “solo” di Pik è stato un
gioco da ragazzi.
 

Ieri sera, B era di ottimo umore e senz’altro meno stanca di
Darrin, che è tornato a casa dal lavoro con plichi di scartoffie
in mano e l’occhio liquido di raffreddore. In fondo, ora che le
due piccole canaglie sono un po’ cresciute, lei se le rigira
sul dito mignolo.

OPPOSTI-CALAMITA

Lo zio di B è diventato il più assiduo frequentatore di questo blog.
Legge nell’ombra e non commenta mai, ma vigila sugli scritti.

Ieri, da vero nobiluomo d’altri tempi, ha lasciato in portineria una piccola busta,
scritta a mano. ”Sul mio fairfogs ho letto quello che hai scritto su tuo padre.

A mio avviso hai tralasciato qualche cosa. Dovresti  aggiungere di quando al ristorante
fa la batteria coi bicchieri o infila la carta nella tazzina da caffè ed accende il rogo,
per fare un po’ di luce. O anche di quando ficcava gli stuzzicadenti nella sedia
per pungere la nonna. Io pensavo non fosse conveniente, ma lei si divertiva.
Una vena di follia li accomunava. A presto, nipote”.
B sorride.

Lo zio nobiluomo è cresciuto e diventato adulto, insieme al cognato.
”La nonna Pia mi spediva in vacanza insieme a tua mamma e tuo papà,
quando avevano meno di diciott’anni e si erano appena fidanzati”, racconta
lo zio nei pochi momenti in cui beve e ricorda.
“Coi pantaloni a zampa d’elefante
abbiamo girato l’Europa su un maggiolone scassatissimo. Io li sorvegliavo”, dice.

“A volte tuo zio arrivava con qualche spilungona bellissima ma nessuna
ha resistito a lungo”, spiffera invece il papà di B. Nessuna tranne 
Polvere-di-stelle,
la fidanzata scintillante che lo zio ha conquistato anni fa – quando ormai
si era fatto uomo distinto, elegante e cerimonioso.

Polvere di stelle adora il cognato e non si è opposta al connubio tra i due uomini,
diversi come il giorno e la notte. 
Un misto di competizione, affetto profondo e
stima reciproca li lega a doppio filo. 
Anche se non lo ammetteranno mai.

AI SPIK INGLI’S

“Zio, hai visto il mio messaggio? Ho scritto un post in cui parlo di te e della nonna…”

“Sì, ho visto su fairfogs

“Come?”

“Ho visto su fairfogs, eccezionale per vedere internèt col mio nuovo mec

“Non ho capito una sverza, ma… da quando parli inglese?”

“Da quando scrivi i tuoi posti sul blogs”.

DAL 1915

Mia nonna, a modo suo, scriveva un blog.
“Cose di casa nostra”, l’aveva intitolato.

Lo vergava a mano, pezzo per pezzo, giorno per giorno.
Poi distribuiva le sue storie ai membri della famiglia, che commentavano a voce.

Quando mia nonna era molto vecchia, mia mamma e suo fratello, lo zio nobiluomo,
hanno trascritto a macchina molti di quei racconti. Hanno aggiunto alcune foto
e hanno raccolto le memorie, stampando un libro in 12 copie.

Oggi, che non ci sono più né mia mamma né mia nonna, a me quel libro rimane.
Leggo della vita a inizio secolo. Leggo dei miei antenati.
Leggo di mia mamma quando era bambina.

Leggo e conservo.
Leggo e scrivo, anche.
Forse, continuo la tradizione.

INDIZI PROBATORI

Oggi il papà di B era in ospedale per un piccolo intervento.
L’operazione è riuscita benissimo. Lo sostengono i medici e lo provano
le seguenti affermazioni del paziente, appena tornato dalla sala chirurgica:
 

1)      “Ho la pressione quasi al collasso”  =  Quando mi danno da mangiare?

2)      “Ieri sera ho giocato a carte al computer. Un bel torneo. Eravamo in 300 e
sono arrivato ultimo, il mio nickname era Ariècchilo”.  =  Devo prendermi la
rivincita, voglio tornare a casa col mio pc.

3)       “Durante l’intervento mi facevano un sacco di domande ma non ascoltavano
le mie risposte”.  =  Domani esco con gli amici, altro che medici.

4)      Rivolgendosi allo zio nobiluomo che era andato a trovarlo in ospedale:
“Col pappagallo non sei molto pratico, dovrò cambiare infermiere”  =  ???

IL TALLONE DI FONZIE

Il papà di B, al lavoro, è una specie di macchina da guerra.
Impeccabile, rampantissimo, sovraeccitato. Una specie di Fonzie degli anni 2000:
impossibile che sbagli.
Quando torna a casa rallenta, ma non si ferma mai.

Fa diligentemente la cyclette come gli ha raccomandato il cardiologo.
Sfatto e sudato, ingurgita tonnellate di cibo.
Infine si accascia sul divano a rimirare le foto dei nipoti o ingaggia interminabili
partite di scacchi al computer.
Niente lasciava presagire che un giorno avrebbe perso il controllo.

Ieri, alle ore 24.00, B dormiva sonni beati.
Il telefono suona insistente e Darrin, come sempre quando serve, era a girare
i suoi improbabili corti.
”Pronto, pronto”… una voce affannata dall’altra parte del filo.
”Papà! Papà! Stai bene? Cosa succede?”, chiede B allarmatissima.

”Molla tutto e corri qui. Ho fatto un disastro. Ho acceso l’acqua della vasca da bagno
e me la sono dimenticata aperta, perché stavo giocando a scacchi. Poi sono andato a
dormire. Mi sono risvegliato con una gran puzza di umido. Ora sono qui, con l’acqua alle
caviglie. Tra poco la corrente mi porterà al Duomo”.
B trattiene a stento una risata. Anche Fonzie, per una volta, ha bisogno d’aiuto.
Chiama all’istante lo zio nobiluomo e il fratello fantasma, insolitamente disponibili.
Lei, “purtroppo”, non può abbandonare i figli a casa da soli.

Pare che i tre uomini abbiano lavorato con stracci e secchielli fino alle 2 del mattino.

SON SODDISFAZIONI

B cerca di fare pubblicità al suo nuovo blog nella cerchia dei familiari, ma non trova riscontri.

Darrin afferma che “per lavoro è sempre in giro e non ha tempo di guardare internet”.
Il fratello fantasma dice che “con questa storia degli antibiotici da somministrare
due volte al giorno al gatto Pippo” è molto preso. Lo zio nobiluomo ha letto il primo episodio,
poi la cugina centenaria ha avuto il raffreddore e non si è più connesso.

Con le amiche e i colleghi B ancora si vergogna, ma di questo passo confesserà loro
di essere entrata nel mondo dei blogger – sperando che qualcuno lasci uno straccio di
commento qua e là.

CHE SORPRESA!

Andare sabato a pranzo a casa del papà di B è una follia.
B si dà un gran daffare per radunare tutti i membri della sua scomposta famiglia d’origine:
il legittimo padre, il fratello fantasma e lo zio nobiluomo. Li chiama e li richiama nel corso
della settimana per ricordare a tutti l’Appuntamento.

Normalmente succede che:
- il fratello fantasma non si presenta o si presenta con due ore di ritardo, quando ormai Pik
crolla di sonno. Nella migliore delle ipotesi arriva accompagnato dal gatto Pippo e sta tutto
il tempo con lui, in tenera comunione di sensi.
- lo zio nobiluomo si palesa con un’ora d’anticipo, parla di lavoro col cognato e quando
la famiglia Stevens arriva lui accenna un sorriso, guarda l’orologio e improvvisamente si
ricorda che deve correre ad accudire una cugina centenaria
- il padre, all’ora pattuita, è ancora in pigiama e apre addormentato la porta, seguito dallo zio
nobiluomo in giacca e cravatta. La tavola è spoglia e nulla lascia presagire che di lì a breve si
potrà addentare qualcosa.

Ma sabato scorso è accaduto il miracolo.
Tutti e tre i membri della famiglia hanno accettato subito l’invito per il sabato.
Alle 12,30 in punto, quando B e Pik sono arrivati a casa del padre-nonno, un arrosto con patate cuoceva  sui fornelli e la tavola era  imbandita con colori di festa. Poco dopo sono arrivati anche Darrin e il poppante che nel tragitto si era addormentato, lo zio e il fratello, senza felini.
Il tappo ha intrattenuto tutti con “la danza del serpente che vien giù dal monte”. Poi si è mangiato a volontà, chiacchierando amabilmente e con un unico picco di tensione –quando zio e padre si sono messi a disquisire sul tema “obesità e liquidi”.
Tornando a casa con Darrin e i due tappi, B si è detta che il week end era cominciato proprio bene.